Senso del gusto e gusto del senso

Only lovers left alive…

…e il Rossese Testalonga 2020

Succoso, speziato, sofisticato, sanguigno, e mi chiedo ancora quanti altri aggettivi, tutti con modesta allitterazione, sia in grado di produrre per questo bellissimo Rossese dolceacquino.

Spigliato, salace, salivante, sensuale, stravagante, sensuoso, sentimentale e perfino “sagittabondo” come ebbe a scrivere, benché di un altro vino, qualcuno che molto ho amato e che mai ho conosciuto; ebbene questo vino mi piace immaginarlo come il vino di ogni passione e, come tale, è fugace, effimero, irresistibile.

Illustri colleghi hanno lui dedicato importanti verticali ma io, ecco, lo confesso: io non ce lo vedo, questo splendido vino, a invecchiare. O, meglio, ce lo vedo ma lo vedo meglio nell’hic et nunc di ogni bottiglia aperta, ciascuna coi suoi anni, nel momento presente: stappata e goduta, per intenderci, e non auscultata né ispezionata o vivisezionata dal confronto, come si è soliti fare nelle verticali.

Perché il Rossese “Testalonga” di Antonio ed Erica Perrino appare come incapsulato – e vivaddio – in una sorta di perenne, inalienabile giovinezza.

Una presenza antichissima ma inamovibile e tanto sofisticata e ricca di esotismi da essere semplicemente, già ora che è appena uscita la 2020*, senza età, appena sbocciata eppure già eterna o, meglio, eternata dai suoi mille preziosismi.
Inevitabile dunque l’associazione con l’elisir di lunga vita per antonomasia, quello di cui si nutrono i coltissimi vampiri di “Only lovers left alive”, che di JIM JARMUSCH è forse la pellicola che più preferisco e di certo quella che prediligo tra le storie d’amore della contemporaneità.
Si tratta, infatti, di un’opera fantasiosa e, a modo suo, molto ambiziosa, narrante la storia di due sofisticati e antichissimi vampiri che, anelando a un ideale incorruttibile di purezza, vivono costretti  ai margini di una società in rovina, a cui resistono come possono, ciascuno coi propri mezzi: stoffe preziose, libri antichi, rarissimi strumenti musicali, sono i mezzi per apprendere tutto lo scibile, e combattere, così facendo, anche l’horror vacui.

Adam ed Eve sono, infatti, due collezionisti, ovvero due custodi e, pertanto, due entità sempre vigili ma sempre caduche, sempre minacciate dalla volgarità e dalla bassezza del genere umano, dal pressappochismo del tempo presente, così come dal proprio triviale e non tacitabile istinto.

Perché collezionare significa, precisamente, resistere.

A cosa? Alla mediocrità, alla faciloneria, all’approssimazione; alle scorciatoie di una vita confortevole quando, invece, il vero lusso è fatto di materiali puri, di pietra viva e di silenzio, e indossa quasi sempre i guanti perché pure il tatto, soprattutto il tatto, verrebbe da dire, può essere esiziale.
Ma, divagazioni a parte, si tratta di una storia che mette in scena la forma più profonda, più colta e finanche più sexy di amore che sia mai stato immaginato, e poco importa che sia finzione anzi vivaddio che lo sia dal momento che, come pure insegna questo vino, la verosimiglianza è sopravvalutata.
Se dovessi parlare, infatti, dei meri descrittori che lo abitano, dovrei banalizzarlo nel mortaio dei suoi dardi di sale, nel caravanserraglio delle sue spezie, e nella balsamicità rossa, come di rabarbaro.
Ma se invece devo parlare, come voglio, della sua essenza, dirò allora ch’esso arriva da minuscole parcelle di alberelli centenari messi a dimora sul crinale occidentale della Val Nervia, tra Arcagna e Casiglian, e che è ottenuto senza scorciatoie, appunto, ovvero senza inoculo di lieviti e senza nessun’alterazione rispetto alla materia pura del grappolo intero da cui proviene, fermentato in fusti esausti di rovere austriaco.
Come se ciò non bastasse, poi, si tratta anche di una bottiglia assai accessibile economicamente parlando. Il dramma sarà, piuttosto, trovarla, giacché essa è, come forse si sarà già intuito e com’è giusto che sia, davvero rarissima. Amen
* oggi si trova in commercio la 2021, il presente articolo fu scritto un anno fa.

 

...segui Leila.

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Leila Salimbeni
In famiglia si ritiene essere la reincarnazione del nonno materno, grande appassionato tanto di narrativa quanto di vino. Da questa vulgata mutua una grande passione per la ricerca del senso, che disciplina attraverso una laurea in Semiotica e riversa oggi in tutti i suoi testi, alla perenne ricerca del "Sacro Graal”. 

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