Meglio soli che

Meglio soli che fuori casa: OX ‘A Vita

Questa rubrica nasce dal mio amore per i vini da meditazione e i momenti di vuoto da strappare al turbinio della quotidianità.

Ora che con il Coronavirus è tutto diverso e l’isolamento è la condizione forzata per tutti, il mio pensiero va alle persone che si sentono sole. La solitudine è bella quando viene scelta, mentre oggi molti si ritrovano a subirla. E allora dico: di questi tempi, comunque, tenete duro. Meglio soli che fuori casa. Pensate che mentre lo spazio in cui ci muoviamo implode tra le mura domestiche, abbiamo l’occasione di dilatare quello interiore come mai abbiamo fatto.

È in questo corpo di appena due braccia di lunghezza, con le sue percezioni e la sua mente, che vi faccio conoscere il mondo”, disse il Buddha.

Io ci provo, e la mia navicella per esplorare lo “spazio dentro” è OX di ‘A Vita.

La zona è quella storica del Cirò dove Francesco De Franco, insieme alla moglie Laura, coltiva un totale di otto ettari. Quattro vigne vecchie di famiglia che guardano lo Jonio, protette alle loro spalle dai monti della Sila.

una delle vigne di francesco e laura de franco

Il concetto è quello della valorizzazione dei vitigni autoctoni calabresi come magliocco, greco nero, greco bianco e, naturalmente, il gaglioppo. È proprio con quest’ultimo che Francesco si è distinto negli anni ottenendo un vino che incrocia la retta della potenza e quella della freschezza in un punto altissimo. Per me, e non solo per me, uno dei gaglioppo più interessanti di sempre.

‘A Vita lavora in regime biologico e nel massimo rispetto della biodiversità della zona. La ricetta è semplice. Sovesci, ridotte lavorazioni, poco rame, poco zolfo e niente sostanze di sintesi per quanto riguarda il terreno. Minimi interventi in cantina, e lunghi tempi di affinamento.

OX 2011 è una perla rara, parliamo di 400 bottiglie da mezzo litro.

Tecnicamente si tratta di un rosso ossidativo da uve stramature, che esce soltanto in annate particolari. “L’annata era molto calda”, racconta Francesco via chat, “nella vigna esposta a sud avevo tanta uva surmatura in pianta già a fine agosto. Così l’ho selezionata e vinificata in bianco a parte, il tempo poi ha fatto il suo”. Non un esercizio di stile, dunque, ma un vino unico nato da una condizione climatica speciale, e da una cultura contadina orientata all’annata e alle sue caratteristiche più intime. I grappoli di gaglioppo sono stati raccolti a inizio settembre.

Immagini della vendemmia di ‘a vita

Il mosto ha fermentato in barrique, dove è rimasto in affinamento per sette anni senza rabbocchi. La scolmatura progressiva ha condotto alla leggera ossidazione che si ritrova in bottiglia. 

È un vino che racconta qualcosa di immenso, l’insondabile capacità della natura di generare esperienze che possiamo sì vivere, ma mai comprendere fino in fondo.

Penso alle cose più grandi di noi, nel bene e nel male. Penso alla solitudine, al dolore che viviamo di questi tempi, alla morte, ma anche all’immenso monumento alla vita che è OX. La forza del gaglioppo sovramaturo quasi simula l’impatto di un vino liquoroso, ma qui siamo in altri territori. Certo, abbiamo la vena ossidativa, ma senza il peso dell’alcol aggiunto si eleva dal corpo del vino e con un battito d’ali ricama la bevuta senza venire mai soffocata. La carnosità del gaglioppo è come metabolizzata e restituita sotto forma di canditure delicate e fiori secchi. Le spezie esotiche e dolci, le terziarizzazioni smaltate, la frutta a guscio richiamata dall’ossidazione.

Navigo dentro lo spazio enorme che OX ha spalancato, penso sia impossibile delimitare il perimetro di questo vino, non so dire dove finiscano i suoi sentori e va bene così. Del resto sono tante le cose che non sappiamo: quando in che modo usciremo da questa emergenza, o come sarà la nostra nuova vita. Sono queste vibrazioni intorno al concetto di incertezza a connettermi in maniera più profonda con il vino che ho davanti, nato anch’esso dall’indeterminatezza. “Non sapevo da subito di voler arrivare a un ossidativo”, racconta Francesco, “ma allo stesso tempo sapevo che non volevo fare un passito. Poi gli assaggi nelle fiere e gli scambi di esperienze con altri vignaioli mi hanno portato su questa strada.” Lo ascolto e penso che ho tanto da imparare da quest’uomo per cui è normale accettare l’incertezza, e anzi, interpretarla in chiave positiva, vivendola come capacità di lasciare aperte tante porte.

Capisco che la cosa veramente importante non è quando usciremo di casa, ma come saremo diventati quando tutto sarà finito. 

Saluto Francesco chiedendo quale sarà la nuova annata del suo OX, mi dice che dopo la 2011 ci sarà la 2017. Il desiderio di provarlo prende il sopravvento, quando lo potremo assaggiare? Cerco un orizzonte temporale, una certezza, faccio due calcoli e butto lì un 2024. Francesco risponde tranquillo: “non lo so, non ne ho idea. Uscirà quando sarà pronto.”

 

Punch Mantua Exclusivo Italia 2019

Next article
Graziano Nani
15 anni tra network internazionali come Ogilvy e Publicis, oggi è direttore creativo di Doing e insegna “Comunicazione del vino” a due master dell’Università Cattolica. Sommelier Ais, scrive per Intravino. Su Instagram è #HellOfaWine, selezione di etichette d’eccellenza. Il suo wine blog è gutin.it

You may also like

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.