l'Europeo

-ISMO N. 4

Il Populismo

O, della contemporaneità.

I partiti politici odierni, specchio di questa nostra Italia contemporanea vieppiù americana, non possono essere altro che populisti.

Perché populista è il popolo stesso e non tanto per tautologica definizione quanto, piuttosto, per interposta persona dell’individuo che, nella piazza virtuale, e volgare, dei social, l’identità del popolo introietta abdicando alla sua propria natura individuale.

Perché questo accada è affare piuttosto semplice, e affonda nella natura sociale e relazionale dell’essere umano, che cerca conferma di se stesso specchiandosi nella condiscendenza dei propri simili. Se all’individuo asocial(e) appartiene infatti il silenzio o, tuttalpiù, il discorso interiore che per definizione è flusso e contempla tutto e il suo contrario, l’individuo social(e) esprime invece se stesso in una modalità situata agli antipodi, perché ambisce alla logica del consenso che, nel caso dei social, è particolarmente coatto in quanto prevede nient’altro che un pulsante da premere: quello del “like”.

Ciò ha ovviamente delle conseguenze tanto individuali (ovvero psicologiche) quanto collettive (sociologiche).

Tra le conseguenze trasversali tanto all’individuo quanto alla collettività c’è la perdita del gusto inteso come la capacità di sviluppare un proprio senso estetico e, di conseguenza, anche critico. Il gusto personale, infatti, determina un confine tra il sé e l’altro da sé che non è affatto funzionale – e che anzi risulta dannoso – alla logica dei social che, si sarà capito, è fondata intrinsecamente proprio sul populismo.

Un confine bandito, pertanto, dal logaritmo universale.

Un’opera, oggi scomparsa, del grande street artist Blu, all’ex Tnt di Jesi.

Nella ricerca di consenso imposto dai social abbiamo dunque abdicato al pensiero critico, che è alla base dell’individualità e, di conseguenza, del gusto, sacrificandolo al pensiero unico quale unico garante, appunto, di consenso.

E per amor di popolo e furor di consenso il logaritmo universale avvampa, oggi, di idolatrie e di fanatismi tanto più virili e più virali quanto più sono, appunto, virtuali.

Come quella che s’è infiammata contro al nemico pubblico numero uno: un tipo di pasta di cui è stato preteso che fosse rinnegato il nome, in un’operazione di logoclastia e oscurantismo ben più pericolosa delle presunte nostalgie colonialiste rievocate, appunto, dal nome della pasta in questione.

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Ian Schiel
Un'infanzia difficile ha plasmato il suo universo estetico, decadente, e quello, più intimo e personale, del polemista filantropo. Ne ha fatto quasi una professione: presagire criticità e incastrare interessi col fine unico del bene, individuale e collettivo.

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