In absentia

Epifania

Il tè proviene da un grande albero

Si inaugura con questo spaccato di un libro che è centrale nella cultura del tè (e di cui parleremo ampiamente nei prossimi articoli) questa sezione dedicata alla “assenza alcolica”.

L’alcool è un elemento ben noto sin dai tempi antichissimi la cui etimologia trae origine dall’arabo (Al-Kuhl) che indicava una polvere molto fine di utilizzo medico o cosmetico per gli occhi e la cui sublimazione portava a trasformarsi in spirito.

Tutti conoscono gli effetti che l’alcool può avere, se preso in piccole o grandi dosi, sul nostro corpo e sin dai tempi platonici o socratici ci si è interrogati sul “dosaggio alcolico” da offrire alla nostra persona.

Quello di cui si parlerà in questa sezione è assente di questo elemento, ma non si pensi che l’effetto che può offrire una dose di tè più o meno elevata possa essere tanto distante da una “levità alcolica”.

La definizione di TÈologo ErranTe parte da una rivelazione epifanica avuta sei anni fa in un territorio allora sconosciuto come quello dell’Isola di Formosa.

Nella definizione stessa si può evincere la presenza della parola tè che in cinese è indicata con l’ideogramma Cha 茶, di cui spiegheremo ampiamente il significato profondo.

L’essere errante è fondamentale proprio perché nel significato profondo della parola tè vi è un contatto sinergico con la natura e con i diversi luoghi che danno origine, ma che possono anche offrire la possibilità di godere di questa bevanda.

L’uomo, nel simbolo del Cha, è “circondato” da elementi naturali. Questo senso di circolarità è anche alla base della natura quasi palindroma del TÈologo ErranTe.

Nel mezzo c’è il logos, il discorso, che qualcuno potrebbe tradurre con la ratio latina, una combinazione coerente di parole in cui un concetto di trovi esplicato e disteso in modo razionale.

Il discorso del tè nasce proprio con la comparsa (non si può parlare di pubblicazione a quei tempi) del libro di cui ho citato un piccolo spaccato in apertura più di 1200 anni fa.

L’evento epifanico rivelatore, di stampo joyciano, che ha creato una paralisi e un punto di non ritorno nell’approfondire questa cultura è avvenuto, come detto, circa sei anni fa presso una università dell’Isola di Formosa in cui il TÈologo ErranTe era impegnato in un progetto di divulgazione.

Tra una lezione e un’altra in cui cerco di far capire che “il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo” noto una figura molto composta ed estremamente rispettosa che segue ogni mio passo con in mano una tazza di porcellana color panna con un motivo floreale e un coperchio che, grazie alle movenze armoniche di questa figura, mi fa quasi percepire che all’interno ci sia qualcosa di estremamente prezioso.

Mi avvicino, incuriosito da una parte ma senza prestare troppa attenzione dall’altra, prendo la tazza che mi riscalda la mano, apro il coperchio e vengo investito da un treno in corsa.

Eccola che arriva la paralisi, l’episodio rivelatore, il flusso di pensieri che non trova riscontro.

Era un tè in foglia puro, un Oolong, ancora meglio un Dong Ding dell’areale di Nantou.

La mente, dopo la fase di paralisi e galleggiamento, inizia a viaggiare e porsi tante domande e tanti perché. Cerco di aprire una porta ma mi aspettano altre 3 porte da aprire. Apro le 3 porte e mi aspettano altre 10 porte da aprire. L’ignoranza ancora oggi dilaga in me, ed è un bene. Ma queste porte nel tempo hanno creato un effetto domino in un climax esponenziale che non si è ancora fermato.

Questa è l’origine della passione che il TÈologo ErranTe ha sviluppato in questi anni.

Passione dormiente che si è accesa con una scintilla, quasi casuale, rivelatrice.

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Ciro Fontanesi
O del TÈologo ErranTe. Ciro Fontanesi, anno del Topo, ingegnere e bevitore per passione. Accoglie due anime: quella quadrata, spigolosa e calcolatrice da ingegnere e quella bevènte che nel tempo, essendo naturalmente (in senso stretto) più imprevedibile, ha aiutato a smussare gli angoli.

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