White Lady
Viaggio nel Bar

White Lady

Immaginiamoci al bancone, dietro ogni ordinazione non è insolito ascoltare storie e racconti di viaggi fantastici, che continuano a rendere celebri alcune ricette di cocktail, sempre attuali, e che certamente contribuiscono a rendere l’atmosfera più gaia. In qualche caso esistono porzioni di storie perché non sempre esistono tracce o memorie in grado di raccontare in toto la nascita di alcuni drink, come il white lady. Da qui, il desiderio di raccontare, in totale libertà, una serie di ricette, immedesimandosi nei protagonisti: barman, nobili, spie russe o prostitute. Brevissimi dialoghi, frammenti che, sia chiaro, non vogliono replicare una sorta di “Dizionario dei luoghi comuni” di Flaubert – ma fungono da porta d’accesso nel mondo della fantasia e alla sua consequenziale interpretazione. Ciò che  seguirà  – manco a dirlo – sono tutte reminiscenze di grandi golate.

WHITE LADY, L’ANEDDOTO

La leggenda narra che il drink sia nato negli anni ’20 all’Harry’s Bar di Parigi, quando Harry MacElhone lo creò per far rinvenire una cliente che aveva avuto un mancamento.

L’incontro

W.L

«Mi ritrovavo di nuovo lì, al 5 di Rue Daunou, tra Avenue de l’Opéra e Rue de la Paix. Parigi. Ah, la Ville Lumiere! La mia anima, i miei pensieri quasi artefatti dal viaggio dall’Italia. Dovevo rivedere Harry, lui e il suo sorriso.»

Harry

«Neanche mi ricordavo più quanto fosse passato. Lei, però, non la si poteva dimenticare mica. Mi aveva parlato poco con la voce, molto di più con gli occhi e con le mani. E di persone qui all’Harry’s ne saranno passate milioni, ne avrò sentite e dette e viste così tante, che potrei scriverci un volume almeno; lei avrebbe un capitolo a parte, però.»

W.L

«Mi aveva trovato lavoro, aveva un’arte nel cogliere i problemi altrui del tutto particolare. Ero ammaliata. Conoscevo solo il suo nome. Ero curiosa, esausta, e non sopportavo più quelle domande sul perché mi avesse aiutata, e sul perché si fosse preoccupato di tutto il mio pernotto in Valle d’Aosta, al Grand Hotel Royal poi… tra acque termali e regine. Pareva un sogno. Dopo una notte sono finita a lavare il bucato da una signora per bene, il marito produceva formaggi d’alpeggio in grotta.»

Harry

«Perché entrò qui che aveva bisogno d’aiuto, in qualche modo me lo trasmise appena varcata la porta con il neon. Ma rimase al bancone senza scomporsi, elegantissima, semplice, fiera. Guardava le bottiglie e pensava ai fatti suoi, beveva gin sour e faceva finta di essere sorda agli apprezzamenti che le piovevano addosso da ogni lato. Conoscevo qualcuno in Valle, e avevo percepito lei meritasse il mio sostegno. Non chiedetemi perché: sono un bartender, distillati e istinto vanno capiti, non spiegati.»

W.L

«Avevo guadagnato quanto basta per il treno di ritorno. Faceva un caldo infernale. Tra l’agitazione e i vapori (tutti). Nel tragitto mi sono provata l’abito che l’amabile signora Grange mi aveva fatto. Di un tratto ero vestita di un bianco che ricordava la carta, anzi la candela. Poco importa. Inizio a vagare intorno all’Operà, le linee della metropolitana erano poi tre, ma nessuno riusciva ad orientarsi. C’est où Harry?»

Harry

“C’est moi”, sono qui ad asciugare bicchieri mentre oltre il vetro compari che sembri camminare a un palmo da terra.

W.L

A duecento metri l’insegna. Entro nel bar, la musica che mi porta avanti è jazz, americana. E non capisco più niente. Vedo il bancone. Si annebbia tutto.

Harry

Harry est là, non temere. Tutti si agitano e non sanno cosa fare, sono sicuro che qualcuno ne abbia approfittato per guardarti le gambe. Bevi questo, che starai meglio: è gin sour, come piace a te. Ma con un tocco tutto mio.

W.L

Una sensazione di ghiaccio e di erbe aromatiche mi attraversa il fiato, la gola, arriva alla mente una linfa, quasi cremosa. Una vitalità. Una sensazione rinfrescante. Rivitalizzante. Sono di nuovo sveglia, tra le braccia di Harry.

4 cl di gin
3 cl di triple sec
2 cl di succo di limone spremuto
di Erika Mantovan e Carlo Carnevale

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