Il Privé di Davide Bertellini

Comandante Alfa

Chi è il comandante Alfa?

Il comandante Alfa è un ragazzo partito dalla Sicilia con dei sogni. Un ragazzo scapestrato che è riuscito, con testardaggine, credendo fortemente in se stesso e facendo indicibili sacrifici e rinunce, e non avendo una vita privata, a raggiungere i suoi obiettivi. E li ha raggiunti tutti! 

Tutti dicono che il Comandante Alfa sia un eroe ma io non mi sento tale.

Mi sento una persona normalissima che ha scelto di fare questo tipo di vita perché ha avuto un’infanzia difficilissima, passata in mezzo ai figli dei mafiosi, una realtà che prima mi attraeva, poi, grazie ai consigli dei miei genitori e di mio nonno, ho capito che era la parte sbagliata. Ho quindi scelto di stare dall’altra parte, per combattere quel tipo di personaggi. Ho fatto tantissima gavetta, ho lottato per ottenere quello che volevo e che avevo sognato da ragazzino. Sono stato anche una persona fortunata, però, come si dice, la fortuna te la devi cercare.
Ritengo che nella vita non esistano obiettivi irraggiungibili; l’importante è credere fortemente in se stessi. Sono riuscito a non mollare e ad andare avanti e ho realizzato i miei sogni. Non ne avevo altri all’infuori di quello che ho fatto; tutto ciò, senza l’aiuto di nessuno solo con i miei sacrifici e perciò alla fine credo di essermi meritato ciò che ho ottenuto solo per meritocrazia e non per raccomandazione. Anche perché vivere per quarant’anni in un reparto speciale da raccomandato sarebbe impossibile. 

La sua più grande passione?

Il mio lavoro. La vita da carabiniere. Anche perché conosco solo quella essendomi arruolato a diciassette anni e me ne sono andato dopo quarantasette anni di servizio. Non conosco altre vite.

Le sto scoprendo ora che sono andato in congedo e, dopo la stesura dei miei libri, sto cominciando a capire un altro mondo. Ora sono anche cambiati i miei obiettivi. Visto che professionalmente li ho raggiunti tutti ora me ne sono prefissati altri. 
Innanzi tutto, ho scritto dei libri sulla mia vita e su quella dei miei ragazzi all’interno del reparto (ndr. il GIS dei Carabinieri) perché ritengo sia importante che resti scritto com’ è nato il reparto, e come si è evoluto, anche grazie al mio contributo visto che, come dicevo, ne ho fatto parte per quarant’anni. Ho voluto che fosse messo tutto nero su bianco perché i ragazzi, spesso anche molto giovani, che decidono di fare una vita come la nostra, in un mondo come quello di oggi, scelgono di sacrificare tutto, anche la propria identità, sottoponendosi a fatiche fisiche e mentali indicibili: ecco credo che persone del genere si possano definire solo degli EROI.

Di solito i ventenni non pensano a questo tipo di vita ma a divertirsi.  Lo vediamo in un momento particolare, come questo, determinato da un’emergenza sanitaria che non permette ai giovani di riunirsi per un aperitivo e stare insieme. I ragazzi del GIS, invece, sono chiusi e confinati sempre, in attesa che, da un momento all’altro, qualcuno li chiami per andare a risolvere una situazione difficile. Avendo fatto di questo sacrificio una scelta di vita, tutto ciò non pesa. 

La sua più grande paura?

Sarebbe facile adesso dire la paura di morire ma io non ce l’ho perché quella è già scritta. 
A dire la verità non ho nessuna paura. Posso avere un momento di dubbio che però passa subito.
Fin quando avrò le forze cercherò di raggiungere il mio sogno che, ora, è quello di creare un’accademia per i giovani. In Italia è molto difficile perché abbiamo una mentalità diversa rispetto ad altri paesi. In Italia c’è la burocrazia, ci sono leggi e contro leggi, cavilli, impedimenti: combatto da tre anni per raggiungere questo obiettivo ma ancora non ci sono riuscito. Prima o poi troverò la strada.

Se una cosa dipende da sé stessi uno è sicuro di potercela fare ma quando dipende da altri diventa più difficile.

Il colore preferito?

Il nero assolutamente.

In quale epoca viviamo?

In un’epoca che non condivido molto. In un’epoca dove non c’è rispetto di niente e di nessuno. Stiamo andando verso una dimensione disumana, lo dimostra il fatto che molta gente usi violenza sui bambini e sugli anziani. Credo che prima ci fossero meno divertimenti, ma si stava meglio; adesso c’è tutto: è facile in questa condizione annoiarsi e perdere gli stimoli e, alla fine, anche la speranza.

Però io ritengo – essendo un ottimista nato – che molti dei nostri giovani,  che sono anche dei grandissimi talenti, riusciranno infine a far migliorare questa nazione.

Cosa c’è dentro al bicchiere?

Acqua. Per avere il cervello sempre attivo e per potere pensare e prendere sempre la decisione giusta.

L’ultimo pasto prima del patibolo?

(Ride. N.d.R.)
Una pasta che mi faceva mia madre quando ero ragazzino e di cui purtroppo non sono riuscito ad avere la ricetta in tempo prima che lei mi lasciasse: è la pasta con le foglie della cucuzza siciliana. Una parte di quelle foglie si cuociono insieme alla pasta e al macinato di manzo.
È come una minestra e io ne andavo pazzo e mia madre me la faceva spesso anche perché costava poco.

Appena finisce la pandemia tornerò in Sicilia dalle mie parti e sono sicuro che troverò qualcuno che mi darà la ricetta giusta così la potrò rifare. 

Fumatore?

Si ho sempre fumato con il lavoro che ho fatto. A volte si stava chiusi per una settimana in una stanza in attesa di essere impiegati e la sigaretta mi faceva compagnia. Anche adesso prima di intraprendere attività fisica se non fumo prima non ci riesco.

Se devo andare a correre prima fumo e poi corro, e al ritorno ne fumo un’altra per rilassarmi prima di farmi una doccia.

Il libro sul comodino?

Non ho mai letto molto, però, il libro che ho adesso sul comodino e che ripercorre la mia infanzia è “Dietro il mephisto”, che è anche l’ultimo libro che ho scritto. Ripercorre gli anni trascorsi in Sicilia, il viaggio dalla Sicilia a Roma quando non ero mai neanche uscito dal mio paese. È stato difficile ma ho avuto il carattere di dire: “sono partito per fare qualcosa di grande, l’ho promesso ai miei genitori e ci devo riuscire”. C’è stata anche la tentazione di tornare indietro ma non potevo, perché avrei dato loro un dispiacere. E, grazie all’Arma dei Carabinieri, sono riuscito ad avere una vita professionale entusiasmante.

Cosa accadrà domani?

(Ride. N.d.R.)
Rispondere a questa domanda è come vincere al superenalotto. Io sono un ottimista. Credo che arriveranno tantissimi vaccini, che ci vaccineremo tutti e che la pandemia sarà un ricordo e torneremo tutti ad abbracciarci e a baciarci come se nulla fosse successo. Questo vedo per il nostro futuro anche se, però, sarà dura.

Tutto ripartirà e andremo a migliorare giorno dopo giorno e nessuno si ricorderà più di questo virus come è successo nel passato per le altre grandi pandemie mondali. 

Nel mio futuro personale, come dicevo poco fa, il sogno è quello di creare un’accademia dove i ragazzi si possano divertire e imparare tante cose, con l’auspicio che da tutto ciò possa riaffiorare un patriottismo che, nel tempo, è andato a scemare. Spero che questi ragazzi amino e rispettino la bandiera tricolore e che imparino a fare anche dei sacrifici, e a capire che la vita non regala mai niente. Le cose vanno conquistate. 

Un altro sogno nel cassetto è che fosse prodotto qualcosa di diverso da Gomorra, che mostri una realtà virtuale, perché Napoli non è come la fiction racconta. Vorrei che realizzassero una contro-fiction, insomma.

Inoltre, spero che in un momento come questo, dove la nostra libertà di movimento è limitata, qualcuno capisca il valore di tale libertà e capisca che rispettare le leggi e vivere nella legalità significa anche avere libertà di movimento senza limitazioni. Ricordiamoci che nella vita nulla è scontato!

C’è un posto per tutto e tutti sotto il cielo

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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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1 Commento

  1. Belllissima intervista

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