Il Privé di Davide Bertellini

Riccardo Illy

Chi sei?

Mi sono definito un self made manager, perché nasco come manager. Ho cominciato a lavorare molto giovane, praticamente finite le scuole superiori; mi son sposato a 19 anni, nostra figlia è nata quando ne avevo 22. All’epoca mi iscrissi anche all’università, dove detti cinque esami di economia, poi capii che era opportuno studiare materie di cui potevo mettere in pratica le teorie immediatamente, ed è per questo mi definisco un self made manager. Negli Stati Uniti ci sono delle scuole per imprenditori, in Italia sono merce rara, forse perché si pensa che gli imprenditori nascano spontaneamente, come funghi… invece vengono meglio se sono formati. 

La tua più grande passione?

Dando per scontata la passione per il lavoro, direi il volo. La cosa più bella che ho fatto nella vita è il volo a vela. Ho cominciato da autodidatta con un deltaplano, che ho comprato usato, ho montato e sono andato… Ed è andata: sono vivo. Adesso continuo con il parapendio, che è più semplice, vado spesso sul Monte Nanos (altresì detto altopiano della Bora n.d.r), in Slovenia: lo raggiungo in moto quando ci sono le correnti giuste. Volare assieme alle aquile, devo dire, è un’emozione.

La tua più grande paura?

La grande paura… sì direi l’ignoranza perché mi rendo sempre conto che, pur essendo curioso, leggendo riviste, quotidiani, libri, ecco nonostante tutto mi rendo conto di non sapere neppure una minima parte della conoscenza che è a disposizione. Quindi ho paura dell’ignoranza.

Il colore preferito?

Mi verrebbe da dire giallo ma… no, dico giallo, poi va be’ che se vedi la mia macchina o la moto sono bianche, ma lì c’è un motivo pratico: è il colore che scalda di meno.

In quale epoca viviamo?

Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti: di rivoluzioni! Abbiamo tre rivoluzioni che si stanno sovrapponendo: la prima è quella digitale, della quale siamo vicini alla metà (quindi c’è ancora tantissimo da fare e da sfruttare del mondo digitale); la seconda rivoluzione è quella della globalizzazione, che qualche “presidente” di qualche grande paese pensa di poter bloccare paventando dazi e compagnia bella, ma non è possibile: si tratta di una rivoluzione che ha portato in realtà grandi benefici, e penso più ai paesi poveri che a quelli ricchi, fermo restando che ne hanno beneficiato tutti. Ecco, l’effetto negativo della globalizzazione è stato quello di aumentare le disuguaglianze, e questo non è stato compreso a livello politico. Mi riferisco in particolare alla FLAT TAX, che è la dimostrazione di quanto non si sia capito il problema. La terza rivoluzione, che sta per incominciare, invece, è quella energetica, e si svilupperà quando le prime due non saranno ancora completate: è la prima volta che l’umanità si trova a dover affrontare non due ma addirittura tre rivoluzioni alla volta. Sui libri di storia non ci sono precedenti, al riguardo.

Cosa c’è dentro al bicchiere?

Un buon vino.

L’ultimo pasto prima del patibolo?

Eh qui è difficile; qui è difficile. Però mi viene in mente un piatto magnifico che mi fece mia moglie, che tra le tante altre cose è anche una bravissima cuoca, di scuola francese. Ecco lei una volta mi fece un risotto al midollo che fu qualcosa di straordinario, di memorabile… ma Paganini, le dico scherzando, non ripete!

Fumatore? Se sì, cosa?

Ho fumato sigarette a tredici anni, poi ho avuto la fortuna di fumare e di ubriacarmi contestualmente con un pessimo distillato: son stato così male che da allora sono vaccinato: non potrei più aspirare il fumo. Per questo una volta a settimana fumo un sigaro: toscano.

Il libro sul comodino?

The Age of Unreason di Charles Handy.

Cosa accadrà domani?

Be’ ho altri quindici anni davanti. Ovvero, un ciclo completo di sviluppo del Polo del Gusto (una sub-holding per le attività extra caffè: Damman Frères per il té, Domori per il cioccolato, il 40% di Agrimontana che fa canditi e poi Mastrojanni, azienda vitivinicola ilcinese ma ora anche ristorante e hotel n.d.r.). Il progetto è di far entrare un partner finanziario, accelerare la crescita delle società esistenti e, contemporaneamente, fare nuove acquisizioni; appena mature, quotare le società operative cedendo la minoranza del capitale e liquidando così il partner finanziario. Con il flusso di cassa prodotto dalle società investire poi nel settore vitivinicolo – guardo al Piemonte, in particolare  – e in quello dei biscotti e delle caramelle. Fatto ciò penso di dedicarmi alla mia prima passione, che è sempre stata la medicina: mi piacerebbe lanciare un nuovo approccio a questa scienza che miri innanzi tutto a scoprire la causa e, solo nei casi estremi, quelli in cui la causa non è eliminabile, ricorrere allora all’approccio tradizionale.

La cucina come variabile e costante

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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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