Melior de cinere surgo

A Muntagna

Come la chiamiamo noi catanesi. Il primo sguardo al mattino è sempre dedicato a Lei. 

L’Etna, protagonista di miti e leggende, prende il nome da una ninfa della mitologia greca, figlia di Urano e Gea, (personificazione del Cielo e della Terra). Pindaro lo chiamò nel VI sec. A.C. “colonna del cielo” per la sua altitudine. Si credeva che Zeus vi facesse preparare i suoi fulmini da Efesto, e che nelle viscere del Vulcano fosse imprigionato il gigante Tifeo, che allegoricamente rappresenta le forze vulcaniche, che causavano le eruttive distruzioni del vulcano. Anche Omero si ispirò al Vulcano nell’episodio di Ulisse contro Polifemo, il ciclope con un occhio solo.

Il nome, invero potrebbe derivare dal greco Aitna da Aitho (bruciare).

Gli arabi, la chiamavano “Jabal Al-Burk; o “Gibel utl amat”, montagna ardente o la montagna del fuoco, che diventò “Mons Gibel” dal latino Mons- monte, dall’arabo Gibel – Monte, Monte del monte per indicarne la maestosità, da qui il nome Mongibello che oggi indica la parte sommitale del vulcano con i crateri. 
Dal mare verso la montagna, si rimane incantati dai paesaggi cangianti, si passa dalla zona collinare, piena di alberi di castagni, querce e pini per poi arrivare alla zona delle vigne con i terrazzamenti, i muri a secco di pietra lavica nera, realizzati da contadini che non si sono mai arresi all’irruenza del vulcano, e da secoli sfidano le intemperie, i terremoti, le stesse eruzioni; agli antichi casolari, con i palmenti oggi trasformati in cantine vitivinicole e le ville sontuose dei nobili catanesi, e nel frattempo l’odore degli aranceti, delle nespole, delle mandorle amare, e quello acre della resina dei boschi ti pervadono le narici, fino alle zone lunari delle colate laviche.
Colata lavica del 1981, in prossimità degli hornitos

Ma gli abitanti del luogo sanno perfettamente che il vulcano dà la vita, come una donna, una madre, ma allo stesso modo può toglierla e, per questo è rispettato e visto come un grande Dio.

In questi luoghi, si ammira il vulcano con senso di rispetto per l’imponenza e la paura che incute, ma ci si sente in cima al mondo, lo sguardo spazia verso il mare e l’infinito, uno spettacolo unico, il nero delle rocce, l’azzurro del cielo e il blu profondo del mare, spesso in contrasto con il rosso della lava. Ecco perché i colori della città e della squadra del Catania sono il rosso e l’azzurro. 
A livello enogastromico, la prova della simbiosi che la città vive con la sua Montagna, è dimostrato dalla pasta alla Norma, dal nome della famosa e immortale opera di Vincenzo Bellini, figlio della città di Catania: il piatto è la rappresentazione culinaria dell’enorme contrasto visivo che ci offre l’Etna, il bianco della neve rappresentato dalla ricotta salata, la pietra nera lavica dalle melenzane, e il rosso della lava incandescente dalla salsa di pomodoro. 
la pasta alla norma di dario pandolfo a ngonia bay
L’Etna è un vulcano basaltico attivo, classificazione che deriva dalla tipologia del magna che fuoriesce durante le varie eruzioni, formatesi nel quaternario, dal 2013 patrimonio dell’UNESCO, e grazie alla fertilità del suolo vulcanico si coltivano e producono vini e olii di grande qualità. Con i suoi 3,400 mt di altitudine, 45 KM di diametro, 212 Km di perimetro, 1570 KMq di superfice, è uno dei maggiori vulcani attivi del mondo, il più alto in Europa e il più famoso al mondo insieme al giapponese Fuij Jama. 

È chiamato l’isola nell’isola, grazie al suo particolare e unico microclima.

Il vulcano si sviluppa su una superficie troncoconica, con un clima, influenzato dalla brezza marina che arriva sia da est dal mar Jonio, che da Nord dal Tirreno, che si trova giusto dietro i Nebrodi e i Peloritani, legato all’altitudine e all’esposizione, che correlati tra loro danno origine a particolari microclimi, in cui si delimitano differenti microzone, con sostanziali differenze climatiche tra una zona e l’altra, cosicché, la produzione enologica ha trovato la sua massima espressione per tipicità ed unicità; ma l’Etna è anche un territorio dalla varia biodiversità con paesaggi naturalistici affascinanti, con la flora di rara varietà, dai vigneti alle piante di nocciola e pistacchi, ai boschi di castagni, e querce con la presenza di specie animali endemiche e uniche al mondo, che lo rende un luogo magico.

L’altitudine agisce sulla temperatura e sulle escursioni termiche giornaliere influenzando i processi della vigna, soprattutto la fioritura e la maturazione dell’uva. L’esposizione agisce sulla luminosità che influenza il metabolismo della pianta, e di conseguenza influisce sui parametri di acidità e degli zuccheri, da cui dipende la maturazione delle sostanze polifenoliche da cui dipendono il colore ed i tannini.

Queste condizioni rendono possibile la formazione di differenti tipologie organolettiche, all’interno della stessa zona, con vini completamente diversi.

Le vigne crescono su terreni sabbiosi di origine vulcanica dovuti allo sgretolarsi delle rocce laviche di diversa età e da materiali eruttivi. 

I detriti vulcanici rendono la terra fertile, e rendono questi suoli adatti alla coltivazione della vite, a dare un frutto tipico, e un vino unico e non riproducibile grazie a un suolo ricco di oligoelementi minerali, quali il ferro, potassio, calcio, fosforo, rame e magnesio, zolfo e silicio, sono invece in deficit di azoto e calcio. 

In definitiva è la combinazione di questi due fattori che fa dell’Etna un luogo speciale e unico al mondo: il clima alpino in un contesto mediterraneo, e il suolo vulcanico, con differenti strati geologici, a seconda delle differenti colate laviche. 

l’Etna doc. è stata la prima DOC siciliana ad essere riconosciuta ed una delle più antiche d’Italia, con Dpr dell’11 agosto 1968; nel 2011, il disciplinare è stato modificato, con l’introduzione della tipologia spumante, nella versione bianco e rosato, e del rosso riserva.

L’area di produzione della denominazione di origine, è come una C capovolta che circonda il vulcano da nord a sud e comprende parte del territorio dei comuni di Aci, Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania.
Palmento e vigna etnea
Questa zona è da sempre stata rinomata per la viticoltura, già ne parlava Teocrito nel III sec A.C, e a fine ‘800 Catania era la provincia siciliana più vitata con oltre 90.000 ettari di vigneto, ma la fllossera ai primi del 900 provocò una grave crisi della viticoltura e si scese fino a circa 40.000 ettari. Sull’Etna malgrado le difficoltà di una viticoltura, cosidetta “eroica”, la produzione ha sempre mantenuto un ruolo importante per il territorio con vini di alta qualità fino ad oggi.

I vini prodotti, fin da tempi antichi, esprimono nelle loro diverse caratteristiche organolettiche e tipicità la forza dei luoghi e la passione dei viticultori etnei.

Qui l’uomo è riuscito a creare una simbiosi l’Etna. I viticoltori coltivano appezzamenti dislocati a volte in situazioni estreme, dai quali riescono ad ottenere vini originali, dalla forte personalità, che esprimono la forza dei luoghi, espressione dello stretto legame con il territorio, la passione con cui gli etnei da sempre lavorano questa terra e producono business.
La rinascita dell’Etna vitivinicola è iniziata circa 30 anni fa, prima grazie a imprenditori locali come il cavalier Giuseppe Benanti, ma solo negli ultimi 15 anni, viticultori, provenienti da altre parti della Sicilia e d’Italia, ma anche dall’Europa si sono innamorati di questa terra difficile, estrema, ma incontaminata, e insieme a tanti imprenditori etnei hanno scoperto la loro passione vinicola, investito e hanno sfidato la natura creando dei grandi vini non riproducibili in nessuna altra parte del globo e hanno contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza della DOC “Etna”, fino a farla diventare un brand famoso nel mondo.

Oggi la denominazione comprende 1,062 ettari con 370 viticultori, l’80 per cento di vino rosso e il 20 per cento di bianco, con i vigneti spesso secolari, prefillosera, o a piede franco per la maggior parte coltivati ad alberello, da un versante all’altro, tra le varie altitudini, con una produzione limitata ma un ottimo livello dei vini che rappresentano i vari terroir e le potenzialità di un’area di pregio per la produzione di vini in Italia.

Il suono del Vulcano per noi catanesi, figli della Montagna è un suono presente da millenni, che ci accompagna per tutta la giornata e per tutta la vita e quando come il sottoscritto, si è costretti a vivere lontano dalla propria Patria (Catania), risuona sempre nelle orecchie il borbottio del Vulcano insieme al “rumore” del mare, ed è quel caratteristico odore di cenere lavica che andiamo a ricercare nei vini dell’Etna, immaginando di essere nella nostra amata città con lo sguardo rivolto a Lei. 

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Manlio Giustiniani
Sono andato via 28 anni fa, ma parafrasando James Bond nella scena finale di Quantum of Solace, Catania ogni volta che torno mi dice: “Bentornato a casa”, ma la mia risposta è: “I have never left”, col cuore non sono mai andato via. Ti accorgi di essere arrivato a Catania, quando scendi dall’aereo e vedi la maestosità dell’Etna, senti l’odore del mare, e anche se sei a gennaio il sole sa riscaldarti senza farti evaporare l’anima. Qui l’orizzonte ti dona sempre un infinito color azzurro colbalto, con il cielo che si fonde con il mare, sai che qui ti ricarichi, l’aria intrisa dalle polveri sottili inodori ed impercettibili, dei minerali dell’Etna ti danno una carica unica e dopo sei capace di tutto, anche di attraversare gli oceani in tempesta, e chi è nato da queste parti lo sa: chi viene da qui è costretto a lottare e a vincere sempre. D’altra parte ci troviamo a Catania, città definita l’Araba Fenice, perché rinasce sempre dalle sue ceneri. Distrutta 7 volte da terremoti ed eruzioni laviche, è sempre rinata più bella e rigogliosa di prima. Siamo in un posto imperfetto ma molto simile al paradiso, qui I colori, gli odori I sapori hanno un’altra dimensione, una densità diversa. I catanesi sono sempre ironici, pronti allo scherzo, sarcastici, ma si portano dentro la malinconia struggente dell’incertezza del domani. Molti ci hanno provato ad andare via, da Vitaliano Brancati, a Vincenzo Bellini, da Carmen Consoli, che trasferitasi a Parigi, canta spesso in catanese, a Mario Biondi, ma tutti sono rimasti catanesi dentro, perché non puoi lasciare questa città, perché è lei che non ti lascia. Catania te la porti dentro sempre, con quell’anima vulcanica che ti segna e anche chi viene solo per una volta non potrà mai più dimenticarla. Se vai via e poi torni è sempre pronta ad abbracciarti e ad inglobarti, ma per questa città il mio è un amore eterno, immenso e incondizionato.

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