Autoctoni si nasce?
Sembrerebbe quasi, per taluni, una questione razziale.
Tutto ebbe inizio con “la malora” – la fillossera, che flagellò i nostri vigneti a cavallo tra XIX e XX secolo – quando ci si persuase che sarebbe stato meglio, visto che di vigna non ce n’era più, ricominciare da capo con quei vitigni già famosi altrove, poco importava se forestieri, ché così forse il mercato sarebbe stato più condiscendente.

Così accadde che varietà alloctone, quasi sempre francesi di nascita anche se oggi preferiamo chiamarle “internazionali”, vennero preferite alle antiche varietà autoctone nostrane le quali, peraltro, non erano sopravvissute.
Come sempre accade nel vino, perché tutto torna sempre lì, nel vino, il successo di questa operazione – che fu un’operazione commerciale e, come tale, assai posticcia, dobbiamo ammetterlo – lo decise il territorio.
Mi piace chiamarlo all’italiana sperando anche all’italiana il termine “territorio” abbia ormai acquisito quella profondità e ampiezza di significati – in una parola, il respiro – che questa acquisisce, se riferita al vino, guarda caso proprio in francese.
Venendo dunque al territorio, esso non si configura mai come qualcosa di già dato: non solo, quantomeno. Perché oltre alle peculiari, certo specie-specifiche condizioni geomorfologiche e pedoclimatiche, il territorio diventa tale solo mediante l’indefesso lavoro dell’uomo tanto in vigna quanto in cantina, e, soprattutto, su se stesso: assaggiando il proprio come altri vini, assaporandone attraverso le annate lo spirito del tempo, in altre parole, educandosi al fine di fare del vino, il proprio vino, un manufatto che sia vessillo e testimone di questa evoluzione, di questa aspirazione; chiamatela pure “cultura”.
Ecco allora che se da un lato possiamo – e dobbiamo – piangere la violenta scomparsa di un patrimonio ampelografico tanto ricco, il nostro, se rapportato agli altri territori dell’ecumene vinifera, allo stesso tempo dobbiamo – e possiamo – ancora una volta rallegrarci di quanto vocata al vino sia la nostra Italia tutta, a prescindere dal vitigno utilizzato per la sua espressione.
Perché il vitigno è un canale e, di conseguenza, un mezzo.

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