Viaggio nel Bar

Hanky Panky

Immaginiamoci al bancone, dietro ogni ordinazione non è insolito ascoltare storie e racconti di viaggi fantastici, che continuano a rendere celebri alcune ricette di cocktail, sempre attuali, e che certamente contribuiscono a rendere l’atmosfera più gaia. In qualche caso esistono porzioni di storie perché non sempre esistono tracce o memorie in grado di raccontare in toto la nascita di alcuni drink, come il white lady. Da qui, il desiderio di raccontare, in totale libertà, una serie di ricette, immedesimandosi nei protagonisti: barman, nobili, spie russe o prostitute. Brevissimi dialoghi, frammenti che, sia chiaro, non vogliono replicare una sorta di “Dizionario dei luoghi comuni” di Flaubert – ma fungono da porta d’accesso nel mondo della fantasia e alla sua consequenziale interpretazione. Ciò che  seguirà  – manco a dirlo – sono tutte reminiscenze di grandi golate.
I protagonisti di questo racconto sono Coley e Charles Hawtrey, in una Londra cosmopolita degli anni venti del secolo scorso.

Hanky Panky, l’aneddoto

Hanky Panky è il nome di un drink creato agli albori degli anni ’20 da Ada Coleman, nota come Coley, al Savoy Hotel, considerato la Mecca della miscelazione mondiale. Coleman è riconosciuta come la più importante donna della storia del bar classico, anche per essere stata l’unica a capo del bancone del Savoy. Il drink fu inventato per l’attore sir Charles Hawtrey, stella del teatro e del cinema muto, che pare avesse richiesto alla bartender qualcosa per tirarsi su: il commento dopo il sorso fu, appunto, “That’s the real Hanky Panky!”, come un incantesimo, e così è stato battezzato il cocktail.

Londra, 1920

Charles Hawtrey

A volte penso che avrei fatto meglio a seguire le orme di mio fratello John. Passa un sacco di tempo a tirare calci a un pallone, a volte lo prende con le mani. Anche da solo. Football, lo chiamano così questo gioco. Lui, pare sia tra i migliori a livello nazionale, ma poi cosa ne so io. 

Coley

Se ripenso alle notti a camminare nel “villaggio”, come lo chiamava papà. La sua fatica era paragonabile a quella delle suole delle sue scarpe: esauste. Dal porto portava sempre qualcosa, io e i miei fratelli lo aiutavamo di tanto in tanto. E aveva ancora la forza di portarci a casa. 

Charles Hawtrey

Non che abbia troppo di che lamentarmi: ho fatto una fortuna cantando e recitando, sono un privilegiato. Me lo merito eh, andate voi a fare settecentottantacinque repliche al Globe Theatre con un solo spettacolo. Ma sto invecchiando. Quando guardo Tony, e alla sua aria da discolo penso che un giorno potrà fare quello che faccio io. Magari.

Coley

Mia madre ci metteva tutto il suo meglio per farci stare bene. Mi piaceva guardare le sue mani muoversi. Ogni giorno il cibo aveva un sapore nuovo. Ma non potevo più stare nel Dockhead a guardare. A furia di bussare a qualche porta sono finita a servire il mio primo drink al Claridge’s. Contatto, divertimento. Un po’ di follia. 

Charles Hawtrey

Londra mi ha accolto come un figlio, e io la ricambio con la mia passione e la mia arte. È grigia, ma non fa niente. Il teatro, la musica,  sono sufficienti a farci godere quella parte di metropoli che non dorme mai. La notte. Dopo gli spettacoli.
A camminare sul ponte lo sguardo si perdo a guardare il Tamigi, e si finisce per essere felici. Sempre. Accade quando devo raggiungere l’albergo. Non ci dormo, lo frequento solo per parlare con Coley, al bar. L’unica che riesce a tirarmi su.

Coley

Ora sono al Savoy a servire nobili, borghesi, reali, artisti. Sono clienti. Tutti. Anche Mark Twain o il Conte di Lonsdale e Charlie Chaplin. “Ada, è tornato Sir Charles Henry Hawtrey”. 
È una bella fortuna che sia arrivato, è giorni che tento di replicare questa miscela per lui.

Charles Hawtrey

“Per Giove! Questo è il giusto Hanky-Panky!”

Coley

Io non mi aspettavo di certo un tale compendio. Io ricercavo fermezza. Eleganza. Vita. Ho bloccato i gusti, li ho incatenati tra loro in un sorso. Un attimo. La base c’era. Il Fernet ha sollevato la potenza. Il resto è palato. Suoni. Voci. Un feeling tra il dolce e le erbe del tutto nuovo.

Charles Hawtrey

Io non mi aspettavo di certo una sensazione del genere. Volevo rilassarmi, ma questo, questo è ispirazione, è chimica, è piacere. Ti applaudo, Coley. Come al teatro. 
La ricetta

Hanky Panky

45ml Gin
45ml Vermouth Dolce
5ml Fernet Branca 

Non aprite quella porta (2022): appunto!

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Erika Mantovan
Laureata in Economia, nel suo viaggiare continuo ha compreso le virtù dei suoli e di tutto ciò che la natura può offrire. Ogni racconto è una trasposizione di emozioni provate nell’attimo della scoperta di ogni idea materializzata poi in vino, piatto o disegno. L’intensità delle parole usate è condizionata dall'ampiezza temporale del percepito sempre con un'approccio bidimensionale per prendere in considerazione la durata delle emozioni e della loro replicabilità.

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