Mille et un flacons

Diptyque

L’invito al viaggio

Yves Coueslant, Desmond Knox-Leet e Christiane Gautrot erano innanzitutto tre amici che nutrivano la stessa sconfinata passione per la Storia dell’Arte e per il design moderno che, nel 1961, li spinse ad avviare la loro prima boutique di tessuti e di complementi di arredo al 34 di Boulevard Saint-Germain.

questa, invero, era stata progettata appositamente con un uscio e due vetrine simmetriche ai lati a mo’ di “dittico”, in francese “diptyque”, quale omaggio alle opere da loro adorate, composte da due parti in auge nel Rinascimento Italiano e peculiare nei Maestri Fiamminghi.

All’epoca i “concept store” erano chiamati banalmente bazar ma i tre esteti sbaragliano la routine parigina creando un insolito luogo di eleganza di distribuzione di raffinate rarità che ben presto divenne un’immancabile “must” per i cittadini e altri appassionati.

Sempre animati da perseguire “Il Bello” nella sua interezza, questi non tardano a debuttare nel 1963 con “bougies” ispirate alle nuance delle loro stoffe ed è il maestro ceraio della Maison che consiglia loro di profumarle con originali sentori divenendo subitaneamente un “must”: pomander, feu de bois, opapanax, figuier, baies, tubereuse solo per citarne qualcheduna.

Risale al 1966 il loro primo profumo da indossare “L’Eau”, un robusto e speziato connubio di arancia, ambra, cannella e chiodi di garofano come rievocazione dei “pomander”, profumatori d’ambiente “ante litteram” impiegati nel Medioevo.
Un altro esempio di ricercatezza in flacone è «L’ombre dans l’eau» il cui naso Serge Kalouguine nel 1983 ha voluto catturare in bottiglia il souvenir di una giornata assolata nel giardino della campagna borgognona ove i sentori dei germogli e il sapore delle bacche di cassis si mischiavano nell’aria pigra e afosa con i dolci petali delle rose del brolo.

Dopo quarant’anni, questa fragranza raffinata è ancora tra i top seller della griffe!

Ma è nel 1996 che una clamorosa edt, “Philosykos”, irrompe e affida alla storia il brand Diptyque come tra i più celebri della profumeria d’autore moderna.

Prezioso il naso di questa fragranza Olivia Giacobetti che nell’originale fragranza rievoca una delle torride estati trascorse in Grecia ove l’aroma del legno caldo degli alberi del fico sotto i quali era solita passeggiare per raggiungere il mare, si ridensifica con un’esplosione delle note verdi e lattescenti delle fronde mitigando così il ricordo dell’arsura del clima di quella vacanza ellenica.
Yves Coueslant, uno dei tre fondatori della Maison, non ha mai dimenticato il profumo dell’infanzia trascorsa in Indocina che celebra nel 2003 in “Tam Dao” con un tripudio di note olfattive di Sandalo, il legno sacro che veniva arso nei Templi e di cui l’aria tutt’intorno era permeata; quindi dedica due anni dopo alla cittadina di “Do Son” una voluttuosa edt, intrappolando l’essenza del fiore della tuberosa il cui corposo sentore aleggiava, stordendo, in tutta la baia di Ha Long.
Nel 2021 ricorre ancora un tributo al viaggio ed in particolare al Mediterraneo nella fragranza “Ilio” che per i fondatori era il “paesaggio dell’anima”. In estate, venivano infatti a ritemprarsi sui suoi litorali godendo dei suoi profumi e dei suoi colori.
Nel cuore di questa vivace composizione campeggia il fico d’India. A seguire, il frizzante bergamotto mitigato dal gelsomino che ne attenua i toni verdi per accordarsi poi alla nobiltà dell’iris fiorentino.
È pertanto incontrovertibile che ugualmente chez Diptyque il tema della celebrazione della Natura attraverso il suo ricordo olfattivo è il “leitmotiv” che ha accumunato e appassionato tutti i creatori di profumi nel corso dei secoli perché il senso dell’odorato è uno dei maggiori alleati della memoria ed è tanto più forte e netto quanto più intenso è l’aroma percepito e la suggestione suscitata. 
...segui Alessandra.

Paolo Fresu: incontro con l’artista

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Alessandra Vittoria Pegrassi
Andrea G. Pinketts (noto scrittore noir Milanese mio amico di cuore, mio braccio destro e alle volte pure sinistro) aveva già inquadrato ed incoraggiato il mio senso del gusto, o meglio del buon gusto, quando quindicenne andavo a comprarmi da un droghiere del quadrilatero, facendomi fuori la paghetta mensile, aulentissimi bonbons alla violetta, meringhette all’anice e collutori ai petali di rosa. Questa precoce ma solida ricerca del buono anche sinesteticamente parlando mi ha poi condotta a Parigi ove un profumiere stregone mi ha insegnato pian pianino e svelato poi i prodigi della composizione dei bouquet e delle sue note...

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