Il Privé di Davide Bertellini

Carlo Freccero

Chi sei?

Sono uno studente fuori corso che cerca di recuperare l’handicap accumulato. Prima di diventare studente ero, o almeno pensavo che sarei stato, pensionato. Tutto nasce nel momento in cui termino il mio ultimo impegno con la Rai, fine novembre 2019.  Bene, adesso voglio divertirmi!”, mi sono detto: sono scoppiate pandemia, guerra, carestia, vaiolo delle scimmie. Ho dovuto ricominciare a studiare la situazione per capire finalmente qualcosa.

Passione?

Il calcio. Niente è più straniante del calcio. La pandemia avanza, la carestia incombe, ma il calcio è al di fuori di tutto questo, un’oasi felice dove tutto ruota intorno al rispetto di un regolamento rassicurante che fuori non c’è più. Nessuno conosce la costituzione, ma su un fallo tutti sono competenti ad esprimersi. Per quelli della mia generazione il calcio è stato il nostro Metaverso futuro.

Paura?

La demenza senile. Finire fuori dallo spirito del tempo, proprio adesso che succede di tutto e che dopo la lunga stasi del post-moderno, viviamo ogni giorno una nuova rivoluzione. Un filosofo diceva: “il fatto che ogni giorno sorga il sole non significa che domani sorgerà”. Siamo abitudinari, ma oggi il sole non sorge più. Le nostre certezze sono ribaltate. Dobbiamo essere lucidi e ipercritici. La catastrofe sarebbe essere colpiti dalla demenza proprio adesso quando la battaglia sta per iniziare. Mi viene in mente “il Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Il protagonista ha vissuto in attesa della battaglia finale. Quando finalmente i tartari arrivano e può misurarsi con loro, può affrontarli, il protagonista muore. La demenza, la morte psicologica e mentale, in questo frangente drammatico, è la minaccia peggiore.

Colore preferito?

Il bianco/blu mediterraneo. È un colore classico per la moda, per l’arredamento ma è anche il colore del mare, del cielo, dei paesi di mare. Io sono nato sul mare. Il mare è la mia terra.

In che epoca viviamo?

Viviamo un grande cambiamento storico che noi non controlliamo, ma che le élite pensano di dover controllare per il nostro bene. Questa domanda andrebbe posta a loro che sono gli autori della narrazione. Da parte nostra dobbiamo cercare di capire in che direzione andiamo e se condividiamo questa direzione.

Cosa c’è nel bicchiere?

Pandemia, vaiolo, guerra. È difficile vedere il bicchiere mezzo pieno. Bisogna capovolgere il bicchiere perché il liquido che sta in fondo affiori alla superficie.

Il pasto prima del patibolo?

Sono contrario alla pena di morte. Ancora di più alla mia per istinto di sopravvivenza. Penso che mi ribellerei facendo lo sciopero della fame.

È stato o è fumatore?

Fumavo e ho smesso per un voto. Subito dopo mi sono sentito malissimo e poi sempre meglio. Oggi, alle volte, vedendo qualcuno che fuma, vorrei fare due tirate da una sigaretta. Ma l’idea dei miei polmoni finalmente puliti mi trattiene. Sono un igienista compulsivo e amo la pulizia interiore ed esteriore.

Il libro sul comodino?

Tantissimi e sempre in avvicendamento. C’è una tale accelerazione nelle cose che stento a stare dietro a tutto quello che succede. Nello stesso tempo sono inondato dai libri degli amici che ho conosciuto in questi ultimi due anni e con cui ho condiviso e condivido la resistenza al presente. Ma, proprio perché la narrazione è passata dai libri alla vita, dalla letteratura alla cruda realtà, sul comodino tengo l’Ipad e l’Iphone per essere sempre aggiornato in tempo reale sugli eventi, spesso incredibili, di questo strano momento.

Cosa accadrà domani?

Una volta il futuro apparteneva alla collettività ed era immaginato come la somma degli sforzi individuali e congiunti per il bene comune. Siamo stati espropriati di questo futuro, quindi anche del nostro domani. Cito le parole con cui Klaus Schwab ha aperto poche settimane fa l’incontro di DAVOS 2022: “una cosa ci è chiara. Il futuro non sta semplicemente accadendo, il futuro è costruito da noi, dalla nostra potente comunità”. Se sono le élite a scrivere il futuro, è a loro che va posta la domanda sul domani e tutte le domande su ciò che sta già avvenendo. IL maggiore ideologo dell’élite di Davos si chiama Yuval Noah Harari, autore del libro “Homo Deus“. Secondo lui domani, anzi, già oggi, l’umanità così come la conosciamo sparirà per dare spazio a due specie distinte: l’Homo Deus, l’appartenente alle élite che sarà immortale, e una nuova specie di sub-umani modificati, la cui mente sarà hackerata per obbedire sempre e comunque alle élite. Per quanto riguarda me è logico che non voglia estinguermi come uomo per trasformarmi nella specie animale che le élite vogliono disciplinare con la nuova zootecnia. Farò resistenza.
Non si possono fare progetti mentre tutto crolla. Oggi è possibile solo la resistenza, intesa come resistenza intellettuale. Per i progetti di ricostruzione rimando tutto al nuovo mondo che verrà. Ma, alla mia età, è facile che non riesca neppure a conoscerlo.

Mia Canestrini

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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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