Utopia del bicchiere della staffa

L’utopia del bicchiere della staffa ai tempi del covid

I tempi sono drasticamente cambiati e il bicchiere della staffa, propriamente detto, non può esistere.

Essendo infatti questo vincolato al momento prima di tornare a casa, letteralmente non si applicherebbe alla quarantena che stiamo vivendo ma, fortunatamente, l’ho sempre inteso in maniera più ampia, legato piuttosto ad uno stato d’animo.

E l’animo non è mai stato più agitato di adesso per tutta una serie di restrizioni, problemi reali, preoccupazioni legate al presente e al futuro di questo maledetto momento storico mondiale.

Soffriamo. Soffriamo per la privazione della nostra quotidianità, magari prima anche odiata, ma adesso agognata più che mai.

In tanti si ritrovano senza lavoro, senza energie, senza speranze e con una latente ma inesorabile apatia che inizia a insinuarsi. Il sistema nervoso agisce in modo strano e, a volte, proprio in situazioni di fittizia rilassatezza fatichiamo ad addormentarci, la notte si fa lunga e angosciante e sembra non finire mai.

A questo punto a subire un duro colpo è il nostro sacrosanto sonno. Non avendo scaricato, e probabilmente neanche caricato, il nostro corpo, quest’ultimo fatica a riposarsi serenamente, attanagliato dalle sopracitate preoccupazioni.

Chi ha la fortuna di vivere in coppia con una persona in grado di condividere pienamente un percorso, o un tratto di vita insieme, dopo una cena durante la quale si è consumato del vino può ritrovarsi a bere il bicchiere della staffa prima di coricarsi. 

Qualcun altro potrebbe farlo in videochat. A mio avviso, i social in condizioni normali sono il metodo peggiore per conoscere persone e per la socializzazione in generale, avendo assistito più volte alla tipica scena di lui e lei seduti al tavolino di un ristorante senza scambiarsi una parola, ma incollati al proprio smartphone. Tornano invece utilissimi in casi di autoisolamento e di quarantena, dove l’utopia non è tanto quella del bicchiere della staffa ma delle relazioni interpersonali. Un aperitivo via Skype, una cena in videochiamata o quattro chiacchiere nel salotto delle rispettive abitazioni bevendo qualcosa, possono alleviare questa insolita solitudine forzata.

Dopo aver conversato, è probabile che l’alcol abbia lavorato per distenderci i nervi e allentato le tensioni accumulate durante il giorno, ma manca ancora un piccolo aiuto per farci assopire. 

A voi con cosa piace addormentarvi?

Io non disdegno scivolare fra le braccia di Morfeo con un bicchierino di Brandy Villa Zarri Tradizionale 10 anni. Uno dei più eleganti distillati di vino italiano, dal carattere sincero, piacevole e mai deludente. Estraneo a iperboli complicate, questo distillato è l’assemblaggio di più annate e di diversi invecchiamenti di brandy, dove il più giovane ha almeno 10 anni. Questo procedimento permette l’ottenimento di un bouquet più ampio e armonico. Alla vista si presenta ambrato con riflessi oro antico. Il riconoscimento immediatamente distinguibile è sicuramente di uvetta sotto spirito, scatola di sigari, spezie dolci e mallo di noce. Al palato si presenta quasi vellutato con carattere dolcemente speziato, mai aggressivo.

Ritengo personalmente, il distillato, il miglior traghettatore verso il mondo onirico e questo, in particolare, poiché culla senza scuotere.

Arturo Artom

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Alessia Cattarin
Dicono di me: ironica e auto-ironica, granitica sulle posizioni lavorative e personali, ma malleabile se necessario. Socievole. Pessimista cosmica, ma in grado di illuminarsi davanti ad una bollicina. Senza mezzi termini, la diplomazia sembra proprio non riguardarmi. Capace, tenace e professionale, in uno strano modo persino paziente. I complimenti per ultimi: qualcuno ama definirmi Puntigliosa! Di me penso: sono un’irrimediabile sognatrice, una metallara, una fenice, un avvocato delle cause perse, una che non tollera sopraffazioni e ingiustizie. Cinica, per sopravvivere in un mondo concepito con sadismo.

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1 Commento

  1. “Culla senza scuotere…”Bello, meglio della ninna-nanna! 🙂

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