Mille et un flacons

Giorni di Festa

È arrivato Dicembre assieme alla neve in città !

Questa volta la osservo non dallo chalet di montagna ma dalla finestra del mio studio a Milano. Stamane, guarda caso, sui revers della giacca che indosso ho asperso “Teint de Neige” di Lorenzo Villoresi!

Nessun’altra fragranza potrebbe essere più “ad hoc” con questo clima, una morbida candida carezza con il suo tocco chypre gourmand di fava tonka, eliotropio, zucchero, muschio, gelsomino e rosa…

Provo a concentrarmi sullo schermo del pc ma i fiocchi che danzano nell’aria mi deconcentrano e mi riportano a tutti gli inverni della mia vita evocandomi una moltitudine di sensazioni e malinconie olfattive.

Profumi di giorni senza scuola, di corse per strada, di festa e come non ricordare per l’appunto “Jour de Fête” di Artisan Parfumeur, una vaniglia con note di mandorla di Avola, della fiera degli «Oh Bej! Oh Bej!» di Sant’Ambrogio con sue bancherelle allestite di colori, canzoni natalizie, delicatessen, giochi, libri e curiosità .

Aromi mangerecci di bomboloni fragranti aleggiano misti a nuvolette di zucchero filato, scorzette di arancia, caldarroste e mandorle tostate…

Da piccina abitavo proprio nella via prospiciente Piazza Sant’Ambrogio, aspettavo trepidante che questa Fiera avesse inizio, mettevo con sapiente anticipo da parte mancette per spenderle in assortite gourmandises con cui farcivo le tasche del paltò per cercare di passare inosservata al mio rientro a casa (sennò chi l’avrebbe sentita mamma!).

Acquistavo poi stecche di cannella, fiori essiccati di anice stellato che mischiavo assieme a fettine di arance disidratate, ramoscelli, bacche di ginepro e bottoncini di eucalipto, per comporre fragranti pot-pourris con i quali allestivo casa per il Santo Natale e che, in cuor mio, speravo potessero ricordare i “Seasonal Spice” della boutique Floris di Londra che papà amava tanto e che acquistava ogni volta in città.

Mia sorella maggiore, piuttosto irritata dalla robustezza degli aromi impiegati ed anche un po’ diciamocelo, per farmi dispetto, ogni sera sottraeva il pot-pourri che avevo disposto nella nostra stanzetta per sistemarlo sul balcone ed io puntualmente aspettavo che andasse a dormire per poi piazzarlo nuovamente sul mio comodino.

Che tenerezza, ripensandoci, quei dispettosi balletti fatti di scherzosi nascondini!

Indescrivibile l’emozione che mi assaliva quando, tornando da scuola, percepivo già dalla porta dell’ascensore il frutto delle mie creazioni!

Mi dicevo “da grande farò il Maestro Profumiere” e la storia più o meno è andata così…

Mi ero autoconferita, con non poca solennità, l’incarico di addobbare l’albero di Natale che papà sceglieva sistemandolo in salone e che con il suo sentore verde e resinoso già lo colmava e non ci dormivo la notte pensando a quante palline avrei disposto e in quale precisa sequenza, alle nuances, ai giochi di luce e alle ghirlande; tutto avrebbe dovuto essere perfetto per rendere ancora più lieto l’arrivo delle feste per i miei genitori e mia sorella!

Penso tutto oggi che l’inverno sia la culla di ricordi olfattivi più travolgenti e buoni che un bambino possa tangibilmente sperimentare, celebrare e rammentare per tutta la vita.

Una sorta di sigillo olfattivo che puntuale rassicura e serba dentro al cuore.

Così, per lo meno, lo è stato per me.

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Alessandra Vittoria Pegrassi
Andrea G. Pinketts (noto scrittore noir Milanese mio amico di cuore, mio braccio destro e alle volte pure sinistro) aveva già inquadrato ed incoraggiato il mio senso del gusto, o meglio del buon gusto, quando quindicenne andavo a comprarmi da un droghiere del quadrilatero, facendomi fuori la paghetta mensile, aulentissimi bonbons alla violetta, meringhette all’anice e collutori ai petali di rosa. Questa precoce ma solida ricerca del buono anche sinesteticamente parlando mi ha poi condotta a Parigi ove un profumiere stregone mi ha insegnato pian pianino e svelato poi i prodigi della composizione dei bouquet e delle sue note...

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