Il Privé di Davide Bertellini

Diego Fusaro

Chi sei?

Una definizione di me stesso che uso sempre è quella di allievo indipendente di Hegel e di Marx, vale a dire una persona che procede con la propria testa in un solco filosofico ben tracciato da una determinata tradizione di pensiero. La mia attività, allo stesso tempo esistenziale e lavorativa (e per questo motivo, mi ritengo privilegiato), è quella di provare ad esercitare la filosofia pensando al proprio tempo nei concetti.

Qual è la tua più grande passione?

Ovviamente, la filosofia, e poi la mia famiglia; vanno di pari passo, e ho anche provato a coniugarle scrivendo un libro proprio su quest’ultimo argomento.

E la tua più grande paura?

La mia più grande paura è quella di perdere, per un motivo o per un altro, la mia libertà di pensiero; di conformarmi.

Ad esempio, nella vicenda del COVID mi ha fatto paura constatare la morte spirituale di molte persone che ritenevo libere nel pensare e nel ragionare. Quello che non si è verificato totalmente riguardo all’Unione Europea (qualcuno era riuscito a mantenere un senso critico), si è verificato con il COVID; un “addio alle armi”, per dirla alla Hemingway. Ora, vengono regolarmente citati i quotidiani che prima venivano criticati, e l’ordine dominante del discorso come se fosse la cosa più ovvia. Spero di non diventare mai così.

In quale epoca viviamo?

Fino ad un anno fa le avrei dato una certa risposta, ora sono costretto a dargliene un’altra, perché indubbiamente c’è stato un cambio di paradigma.

Viviamo in un’epoca di religione materialistica e scientistica, che non promette più di salvare le anime (nelle quali, peraltro, l’uomo occidentale sembra non credere più), ma solamente i corpi; e, in nome della salvezza di questi ultimi, e della mera sopravvivenza, ritiene sacrificabili le libertà e i diritti che hanno dato forma all’Occidente.

La scienza è divenuta una sorta di chiesa della salvezza dei corpi.

Un’epoca che sta, purtroppo, ripristinando alcuni aspetti che credevamo estinti con i regimi novecenteschi, di qualsiasi colore fossero; aspetti che stanno tornando in auge in un paradigma diverso, fra cui il divieto di assemblea, di spostamento, di culto, di effettuare convegni, colpendo anche l’ambito più prezioso, quello della cultura. È la nuova società del distanziamento sociale, di fatto una società non sociale,  disegnata in connubio con il sistema digitale delle relazioni online. E, a mio avviso, la cosa più sconvolgente in questo quadro è che molti soggetti non solo siano disposti ad accettarlo, ma vadano anche fieri di farlo.

Qual è il tuo colore preferito?

Il mio colore preferito è l’azzurro del mare.

Cosa c’è nel tuo bicchiere?

Se proprio devo concedermi un peccato di gola lo faccio bene fino in fondo; quindi, anche da nativo del Piemonte, risponderei che c’è un Barolo.

L’ultimo pasto prima del patibolo?

Anche in questo caso, un pasto rigorosamente piemontese; battuta al coltello con tartufo bianco, un brasato al Barolo, e per chiudere una torta alle nocciole accompagnata da un bicchiere di Barolo chinato.

Fumatore?

No, ma mi concedo solamente un sigaro ogni tanto.

Il libro sul comodino?

Ora sto leggendo due libri. Il primo è “A che punto siamo? L’epidemia come politica” di Giorgio Agamben, l’altro è “L’incubo di Foucault” di Paolo Becchi, molto bello.

Cosa accadrà domani?

Per quanto riguarda la società, prevedo, ancora per lungo tempo, un andamento “a yo – yo” di questa pandemia; una lunga fase di alternanza di fasi 1 e fasi 2, che nella sostanza non ci faranno realmente uscire dall’emergenza.

Sul piano personale, sto lavorando da diverso tempo ad un progetto su Antonio Gramsci e l’idealismo italiano; auspico che possa vedere la luce in tempi rapidi.

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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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