Il Privé di Davide Bertellini

Cizco

Chi sei?

Intanto speravo che tu mi facessi delle domande facili!

Per i più questa è una domanda facile ma per me non è così perché ci sono molte volte in cui mi chiedo esattamente chi sono. Qualcuno diceva che nella vita puoi arrivare dove vuoi purché tu abbia esattamente chiaro chi sei e quello che vuoi! Siccome io sono un creativo e mi interesso di tante cose a volte questa polivalenza mi rende poco concentrato su una cosa sola e sono un po’ dispersivo. Alla fine non ho ancora capito se è un vantaggio o uno svantaggio avere molteplici passioni.

Ci sono giorni in cui mi sento più un musicista piuttosto che un intrattenitore; altri in cui mi sento un attore piuttosto che un autore.

Alla fine sono tutte facce di una stessa medaglia perché un artista ha tanti interessi e tante sfaccettature. A volte credo che se mi focalizzassi su una cosa sola forse otterrei di più però sarebbe impossibile perché l’anima che mi fa accendere l’interesse è la curiosità, che è il motore della mia vita. E finché c’è vuol dire che sono vivo e non posso spegnermi.

Come diceva Pirandello “uno nessuno e centomila”! 

Ho le giornate in cui sono euforico e le giornate in cui sono depresso: sono un po’ lunatico, spero come un po’ tutti noi.
Alla fine dei giochi, credo di essere un comunicatore.

La tua più grande passione?

La mia passione è conoscere l’essere umano, comprenderlo anche nelle sue parti più disagiate e meno felici. Farlo in modo leggero ma non superficiale. Credo che le persone abbiano diritto di ricevere un messaggio importante e serio, ma alleggerito perché, comunque, arriva lo stesso. È questo lo scopo dell’intrattenimento, far sorridere e riflettere. 

Con il mio lavoro mi piace portare un messaggio di speranza; non amo la televisione patetica.

La tua paura?

Come tutti forse ho paura di morire. La morte non si può evitare ma cerco di sfruttare questa paura a mio vantaggio. Faccio tutto come fosse l’ultimo giorno perché più passano gli anni e più senti che il tempo si riduce. Cerco di aiutare gli altri il più possibile perché quello poi ti lascia tanto; anche questo è un modo di rimanere e di durare nella memoria.

Il tuo colore preferito?

Il verde. Infatti soffro molto quando vado a fare il giudice a “All together now” su Canale 5 perché il regista odia il verde e non ho mai potuto indossare abiti di questo colore.

In quale epoca viviamo?

Soprattutto nel settore in cui sono io la gente ha confuso il fatto di essere famosi con un lavoro. Un tempo l’essere famoso era la conseguenza del lavoro. Con l’arrivo dei social e prim’ancora forse con l’arrivo dei reality show come Il grande fratello si è accentuata la voglia di spiare e di farsi gli affari altrui; il voyeurismo dell’essere umano è innato in lui. Da lì sono usciti quei personaggi che ti chiedevi cosa sanno fare e in pochissimi ce l’hanno fatta a emergere. 

Tutto ciò è sfociato oggi nei social dove puoi diventare famoso facendo cosa? Facendo vedere i fatti tuoi! È difficile trovare qualcuno che utilizzi i social per comunicare dei veri contenuti.

E tutto ciò mi sembra, sinceramente, un abbrutimento, nonché l’arte di chi non sa fare non dico arte, ma niente: solo chi non sa fare niente può desiderare di diventare famoso senza fare niente. 

Cosa c’è dentro al bicchiere?

Io bevo solo la parte del bicchiere che è mezza piena!

Ho imparato a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno da quando ho capito che la maggior parte delle persone si lamenta e basta. Mi sono stufato di sentire solo lamentele. Girando per il mondo, dal Brasile dove ho vissuto alla Bosnia, dove mi sono recato recentemente per un servizio, e in generale là dove la gente è più povera, la prima cosa che ti viene donata è il sorriso: la generosità.

La gente che ha poco si lamenta molto di meno e ti dà molto di più. 

(Nel bicchiere ci metto volentieri anche un buon Gin Tonic però!)

L’ultimo pasto prima del patibolo?

Anche se sono genovese diciamo che sua maestà la carbonara mi farebbe “morire” sonni tranquilli!

Sei stato o sei fumatore?

No non fumo. Se proprio ho mangiato tanto una sigaretta me la posso concedere ma sinceramente non le ho mai capite perché sanno di fumo e non hanno sapore.

Il libro sul comodino?

Ce n’è più di uno. Al momento ce n’è uno, in particolare, sui format televisivi. Ho sempre letto cose più funzionali e pratiche che narrative, come “Padre ricco padre povero”, un libro che ti insegna a gestire i soldi il ché è basilare per vivere.

Cosa accadrà domani?

Mi auguro che si smetta di dare sempre la colpa agli altri quando non riusciamo a fare qualcosa. Questo è un virus pericolosissimo. Dai la colpa a te stesso e vedrai che la prossima volta farai meglio; se vali veramente nella vita arriverai: non conosco nessuno che valeva e non sia arrivato.

Quest’anno voglio fare bene Le Iene.

Sto facendo una cosa su San Patrignano ma non so come verrà né se poi andrà in onda; sono appena tornato dalla Bosnia dove ho fatto un bel documentario per Le Iene e dove abbiamo trovato le prove di maltrattamenti quotidiani: stiamo parlando di palesi violazioni dei diritti umani: di torture che ho visto con i miei occhi. E questi fatti, di cui nessuno parla, stanno avvenendo nella civilissima Europa!

Poi, sto scrivendo un libro, che rappresenta il “dietro le quinte” di tutti i miei servizi alle Iene e che vorrei poi portare a teatro e mescolarlo con le mie canzoni.

Nel frattempo ho anche scritto, come autore, un programma per la radio che parlerà di social, di realtà virtuale e di tecnologia. 
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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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