Utopia del bicchiere della staffa

Al bicchiere della staffa ne segue un altro e un altro ancora

É una contraddizione in termini: per definizione il bicchiere della staffa è l’ultimo drink che si beve prima di congedarsi. A volte, per inclinazione personale o per la situazione venutasi a creare, si posticipa il suddetto bicchiere al successivo, e poi a quello dopo ancora. Un po’ come quando si rimanda al lunedì seguente il mettersi a dieta. Si creano scuse o si aprono varchi temporali nei quali non si è in ritardo o semplicemente si viene coinvolti dal procrastinare di un bicchiere o più il rientro a casa ed il congedarsi diventa un vaghissimo ricordo.

Può infatti capitare che si beva l’ultimo bicchiere non preparati all’idea che non sarà quello della staffa, come si era pensato.

Proprio in quel momento arriva un amico, conoscente o collega, che ci invita a fargli compagnia inconsapevole della nostra meditata ma labile decisione di andar via, e ci coinvolge nel suo momento di svago. Ecco che si riparte in divagazioni enoiche, politiche, metereologiche e più sono futili più diventano appassionanti…

Nel frattempo il bicchiere magicamente si vuota ed il dilemma si ripropone. Ordinare un nuovo bicchiere, magari quello del commiato?

Più subdolo chi finge di autoconvincersi che sia l’ultimo, ma poi attacca bottone con l’oste di turno e preso dalla conversazione più che avvincente, non può fare a meno di bere ancora, magari finendo per tirar giù la saracinesca del locale insieme a chi stava lavorando e, se si è un vero professionista, i successivi bicchieri vengono offerti dalla proprietà stessa, entrando nel leggendario limbo di cliente amato e odiato.

Mito, cocktail tutto italiano nato nella seconda metà del 1800 dall’unione delle due più importanti case liquoristiche di quei tempi: Carpano e Campari.

Carpano aveva inventato il Vermouth rosso, che poi rosso non era ma era bianco con l’aggiunta di caramello, in quel di Torino alla fine del 1700, facendo da apripista agli alcolici da aperitivo. Molto si deve al Vermouth Cora uscito di produzione dopo la Seconda Guerra Mondiale, che per un po’ trasferisce la sede a Milano per aggirare i dazi doganali Austriaci, salvo poi far ritorno a Torino al termine delle 5 giornate di Milano. Il Bitter della milanese Campari nasce dalla voglia di padre e figlio di apprendere l’arte della distillazione dei liquori a Torino. Ne creano uno dall’unione di 60 ingredienti partendo da un infuso di erbe, frutti, zucchero e alcol. Miscelando questi due ingredienti nasce il Milano-Torino ovvero Mito.

Se non ci fosse stato questo cocktail non avremmo avuto i successivi Americano (Mito + soda) e il Negroni (Mito + Gin). Potremmo definirlo basico, come cocktail, eppure le notizie che si leggono sono contrastanti. Vi scrivo la ricetta rivisitata della Bartender Rebecca Sanzone:

1 oz di Campari
1 oz Carpano
2 drop bitter arancia 
10 ml di Rabarbaro Zucca
scorza di arancia a decorare

Versare tutti gli ingredienti nell’old fashioned con il ghiaccio e girare, aggiungere la scorza di arancia e bere! 

Questo cocktail è un perfetto predinner, ma accompagna decorosamente tutta la serata, ideale se non si sa quando si berrà l’ultimo… con moderazione ovviamente!

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Alessia Cattarin
Dicono di me: ironica e auto-ironica, granitica sulle posizioni lavorative e personali, ma malleabile se necessario. Socievole. Pessimista cosmica, ma in grado di illuminarsi davanti ad una bollicina. Senza mezzi termini, la diplomazia sembra proprio non riguardarmi. Capace, tenace e professionale, in uno strano modo persino paziente. I complimenti per ultimi: qualcuno ama definirmi Puntigliosa! Di me penso: sono un’irrimediabile sognatrice, una metallara, una fenice, un avvocato delle cause perse, una che non tollera sopraffazioni e ingiustizie. Cinica, per sopravvivere in un mondo concepito con sadismo.

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1 Commento

  1. La staffa della staffa della staffa…verissimo, quante volte…storie autentiche di nightlife 🙂

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