Utopia del bicchiere della staffa

Sivi

L’utopia del bicchiere della staffa è la ricerca vana e disperata di una dimensione parallela.

Da poco passato il Carnevale e la sua euforia, la voglia di divertirsi, mascherarsi ed essere qualcun altro o, forse, di liberarsi della propria maschera quotidiana e diventare chi veramente si è.

Quando si beve vogliamo essere qualcos’altro o vogliamo, piuttosto, metterci in contatto col nostro vero io?

A volte vogliamo solo vivere una quotidianeità diversa che per qualche ragione non ci è concesso vivere fino in fondo. Possiamo, sotto gli effetti dell’alcol, diventare molto più profondi di quello che noi stessi avremmo potuto sospettare di essere e concederci ragionamenti straordinari, liberi dai normali schemi. Viaggiamo nell’iperspazio del nostro subconscio, non necessariamente con una meta da raggiungere. Ma navighiamo nel dolce mare delle nostre coscienze alla scoperta di noi stessi e di una realtà sepolta sotto strati di scartoffie, luoghi costipanti, relazioni serrate, in parti diverse della città, fermi e nervosi ai semafori… per raggiungere cosa? Sprofondare nel letto e aspettare rassegnati di rivivere lo stesso tran tran l’indomani.

Oppure, può capitare invece che il dopo lavoro si trasformi in un calice di vino.

Ci si sofferma ipnotizzati davanti al bicchiere e la mente, sino ad allora paralizzata, viaggia per proprio conto. Il primo calice riscalda, il secondo introduce nell’altra dimensione, il terzo fa viaggiare, porta ovunque; il quarto potrebbe già mettere fine a tutto questo o dargli una spinta propulsiva, come fosse il nos su un’auto sportiva. Ma la dimensione parallela esiste come una proiezione che noi stessi abbiamo di ciò che ci circonda.

Sivi, il Pinot grigio di Dario Princic, è il veicolo per questo viaggio spazio-dimensionale.

Viene ottenuto con una fermentazione spontanea in tini aperti. La macerazione sulle bucce dura circa una settimana e affina successivamente per 30 mesi in botti di legno e quindi imbottigliato, senza subire filtrazioni. Le uve di Pinot grigio provengono da viti di circa 60 anni di età, messe a dimora in quel di Oslavia.

E si tratta di un vino che è sia da meditazione che da abbinamento.

Il colore uno stregante rosa/arancio scuro, quasi impenetrabile. Al naso si divela una gamma di sentori ampissimi che spaziano dalla frutta fresca e candita a note vegetali e fino all’ambra grigia. La bocca è piena e appagante, i  gradi alcolici sono ben integrati, la maestosità del sorso viene bilanciata dal leggero tannino, dalla spalla sapida e da una delicata freschezza.

Ottimo vino per un viaggio introspettivo.

* in copertina, Caino, di Wilhelm von Gloeden, ispirato al “Giovane uomo nudo seduto in riva al mare” di Hippolyte Flandrin.

“…ma la brava gente è di più”

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Alessia Cattarin
Dicono di me: ironica e auto-ironica, granitica sulle posizioni lavorative e personali, ma malleabile se necessario. Socievole. Pessimista cosmica, ma in grado di illuminarsi davanti ad una bollicina. Senza mezzi termini, la diplomazia sembra proprio non riguardarmi. Capace, tenace e professionale, in uno strano modo persino paziente. I complimenti per ultimi: qualcuno ama definirmi Puntigliosa! Di me penso: sono un’irrimediabile sognatrice, una metallara, una fenice, un avvocato delle cause perse, una che non tollera sopraffazioni e ingiustizie. Cinica, per sopravvivere in un mondo concepito con sadismo.

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1 Commento

  1. Molto interessante il lato “mistico” del vino. Non solo degustazione ma meditazione e introspezione! Bell’ articolo!

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