Meglio soli che

Meglio soli che all’all you can eat: il Vecchio Samperi

La verità è che non lo voglio sapere quanto cibo sono in grado di ingurgitare. L’esperienza insegna che ci sono domande a cui bisogna rispondere e domande a cui è meglio non dare risposta. “La grande abbuffata” insegna, ricordate? Alla fine poi muoiono tutti. E comunque, posso dire, voglio pagare per quello che mangio. Mangio poco, pago poco. Se mangio di più voglio pagare di più, pretendo di pagare di più, perché altrimenti devo pensare che le materie prime costano poco o nulla, e non è una gran bella notizia. 

Per questo quando mi invitano all’All you can eat declino l’invito, e invece di riempire allo sfinimento creo il vuoto. Tolgo. Tolgo una consegna di lavoro, tolgo la suoneria, tolgo le notifiche, tolgo la musica e pure gli auricolari. E prendo coscienza di una verità fulgida e sconvolgente. Sì, se l’umido lo butto domani, nessuno morirà. Dura la vita del control freak. Mi libero degli oggetti, creo spazio intorno a me. Ho combattuto per avere in casa una stanza completamente vuota, e ho perso la guerra. Ma una battaglietta l’ho vinta e tra un divano, una scrivania e una libreria ho qualche spanna di nulla assoluto. Sei splendidi metri quadri, da riempire fino all’orlo di Vecchio Samperi

Immenso vino bianco realizzato, a Marsala, dalla storica famiglia De Bartoli con sole uve grillo, il re dei vitigni della zona. È un cosiddetto pre-british, prodotto con la tecnica che si usava prima dell’arrivo degli inglesi. Senza fortificazione, quindi zero alcol aggiunto, e metodo in perpetuum. Più o meno come succede con il sistema Solera, vengono travasate piccole parti di vino nuovo in botti con vini già invecchiati. In pratica in ogni bottiglia c’è un po’ di vino di ciascun anno: insieme scrivono la storia di questo bianco straordinario.  

Il Vecchio Samperi nasce senza lieviti selezionati e percorre come minimo vent’anni di invecchiamento. Quella che con gli anni prende vita in bottiglia è una nota ossidativa sottile ma sempre più nitida, di una tessitura nobile. Molti vini giocano su questi toni rinunciando totalmente alla freschezza, come se acidità e ossidazione fossero due rette parallele che tendono all’infinito. Vecchio Samperi è diverso perché trova tra queste due rette il punto di intersezione perfetto, incrociandole con mille altri sentori per dare vita a una costellazione gustativa unica nell’universo. Sull’asse della mineralità orbitano note iodate, spezie dolci e terziarizzazioni morbide, mentre pulviscoli di frutta a guscio gravitano tutto intorno. Tabacco chiaro, fieno, frutti disidratati: tutto ha il colore dell’oro. 

Sorso lunghissimo, infinito. La sua forza è così grande da riempire il bicchiere, lo spazio intorno e poi tutta la stanza. Pochi metri cubi di vuoto pienissimo, dove fluttuare senza gravità. Vecchio Samperi realizza il sogno di Marco De Bartoli di recuperare l’antica tradizione dei vini di Marsala ottenuti con il metodo perpetuo. Senza annata, senza denominazione, senza tempo. Il vino che i contadini tenevano custodito come il tesoro più prezioso, stratificazione liquida della storia di famiglia da disvelare nelle occasioni più importanti. 

Old good Samperi, si abbina a tanti piatti ma io non lo abbino a nulla. Lo abbino al vuoto, oggi la materia prima più preziosa. Mi chiamano dall’all you can eat, mi invitano a raggiungerli per il caffè, mi dicono che anche quello è all you can eat. Dico no, grazie, che poi non dormo. Intanto Vecchio Samperi esplode una galassia di profumi e davvero non so più come elencarli. È così immenso da accogliere ogni sentore che si possa desiderare. Basta pensarli, e li ritrovi uno per uno. Migliaia, milioni, tutti quelli che sei in grado di immaginare.

All you can think.

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Graziano Nani
15 anni tra network internazionali come Ogilvy e Publicis, oggi è direttore creativo di Doing e insegna “Comunicazione del vino” a due master dell’Università Cattolica. Sommelier Ais, scrive per Intravino. Su Instagram è #HellOfaWine, selezione di etichette d’eccellenza. Il suo wine blog è gutin.it

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