Il Privé di Davide Bertellini

Gianni Mercatali

Chi sei?

Sono un meticcio di origine, mezzo toscano e mezzo romagnolo; sono nato 73 anni fa a Firenze, ma potrei definirmi, parafrasando Dante Alighieri, “fiorentino di nascita ma non di costumi”. Probabilmente la cicogna, quel giorno, incontrò una turbolenza sull’Appennino Romagnolo e, anziché scaricarmi a Modigliana (paese della famiglia di mio padre), fu costretta a deviare e a lasciarmi a Firenze.

Ho vissuto questi 73 anni intensamente, in un mio vasto mondo di fantasie e sogni, ma anche di realizzazioni concrete, portate avanti talora con una fretta, e una voglia di vivere, del tutto particolari.

Dal punto di vista professionale, sono un operaio della comunicazione; un artigiano felice nella mia bottega, che sarebbe il mio ufficio (per dirla alla fiorentina). Anche nei periodi in cui ho lavorato in altre sedi (quali Milano e Principato di Monaco), ho sempre mantenuto un atteggiamento professionale più da boutique che da azienda, impostando l’attività su misura nei confronti dei singoli clienti; questa è la mia principale caratteristica, non esente, naturalmente, da limiti.

Qual è la tua più grande passione?

Forse la mia più grande passione è la vita, tanto che (o proprio perché) posso dire di essere nato due volte. A cinque anni fui colpito, infatti, da una grave forma di poliomielite che intaccò le vie respiratorie, tanto da costringermi in coma per un lungo periodo dentro un polmone d’acciaio; riuscii dunque a fuggire dalla morte, e a rinascere. Per vita non intendo, egoisticamente, solo la mia, ma sono appassionato anche (e soprattutto) alla vita degli altri; sono curioso, e mi piace ascoltare. Forse questa mia attitudine deriva dall’attività di gestione di diversi locali di piano bar e cabaret di Firenze, che ho svolto per circa undici anni; in questi contesti era naturale che, ad un certo punto della serata (con accompagnamento di sigaro e Armagnac), si intavolassero dialoghi e si ponessero le basi per rapporti di amicizia e di stima reciproca; ho imparato ad essere un buon confessore. 

Qual è la tua più grande paura?

Quasi mi vergogno a dirlo, ma tuttora ho paura del buio. Non ho mai seguito terapie, o ascoltato il parere di psicologi, in merito; forse, arrivato a 73 anni, mi incuriosirebbe scoprire il perché di questa paura.

Ma ciò che temo ancora di più, e davanti a cui rimango proprio paralizzato, è il tradimento; soprattutto, il tradimento da parte degli amici e delle amiche. Quando mi è successo, ne sono uscito veramente annientato, privo di forze.

Qual è il tuo colore preferito?

In realtà è un non – colore, cioè il bianco. Indosso spesso indumenti bianchi, anche d’inverno, tanto che talvolta mi viene chiesto se faccio il gelataio. Amo molto il bianco anche perché è la sintesi dei sette colori dell’iride, li contiene tutti; inoltre, mi infonde un senso di libertà, in quanto mi riconduce all’espressione “avere carta bianca”.

In quale epoca viviamo?

Indubbiamente stiamo vivendo un momento molto difficile e drammatico, anche perché va ad accentuare una crisi economica che si protrae ormai da dieci anni. Ma è un periodo in cui riescono comunque a venire fuori aspetti e atteggiamenti molto interessanti; sto notando che molte persone (giovani e più anziane, in molti casi volontari) si stanno impegnando assiduamente nel sociale. Momenti come questo permettono ad una parte della società di esprimersi nel migliore dei modi, e di far emergere il senso di rispetto e di amore verso il prossimo. Sono aspetti che, purtroppo, non vengono posti adeguatamente in risalto (gli avvenimenti che fanno notizia sono altri), e che devono indurci ad osservare ed indagare più in profondità la realtà.

Cosa c’è nel tuo bicchiere?

Premetto che amo molto la birra; mi ha insegnato a berla mia nonna quando avevo sette o otto anni, ma direttamente dalla bottiglia, ed è in questo modo che la bevo ancora oggi. Per rispondere più precisamente alla domanda, nel bicchiere preferisco avere vini con cui potermi dissetare e pasteggiare, al pari dell’acqua; mi piace molto il Lambrusco Grasparossa, e vini (quali Vermentino e Ansonica), in cui posso sentire la salsedine, lo iodio. Anche quando opto per lo Champagne (con un occhio di riguardo per Krug, per cui ho anche lavorato per undici anni), preferisco berlo a tutto pasto.

L’ultimo pasto prima del patibolo?

I fegatini di pollo, che amo in diversi modi. In primis, saltati in padella con olio e salvia (mia moglie aggiunge anche la cipolla) e accompagnati da un purè di patate; poi sui crostini (non in forma di patè, ma di battuta), e nel risotto. Fra l’altro, ho recentemente scoperto che Carlo Cracco accompagna il suo risotto alla milanese con una corona di fegatini.

Fumatore?

Da una ventina di anni non fumo più né sigaretta né sigaro. La prima sigaretta l’ho fumata intorno ai 30 anni, ma non mi sono mai piaciute particolarmente; ho invece amato di più il sigaro, magari con accompagnamento di un rum invecchiato o di un Armagnac.

Il libro sul comodino?

In realtà non ho libri sul comodino, perché vado a letto piuttosto tardi la sera, e mi addormento subito. Amo leggere, invece, all’aperto, in giardino o in spiaggia. Gli ultimi due libri che ho letto sono stati “I folli di Dio”, di Mario Lancisi (che tratta delle vite di diversi sacerdoti molto impegnati nel sociale, come Don Milani), e “Chiamatemi Ungar”, di Riccardo Catola (storia di un bambino ebreo ungherese scampato all’invasione sovietica del 1956).

A portata di mano ho sempre, in ogni caso, “Il piccolo principe”, che mi accompagna da diversi anni, e di cui ogni tanto leggo un passaggio, come si fa con i versetti della Bibbia.

Cosa accadrà domani?

Purtroppo, stiamo vivendo e veleggiando a vista, in mare aperto e senza bussola; anche coloro che dovrebbero darci quantomeno delle indicazioni falliscono. Alla fine, credo che l’unica certezza che possiamo avere sul domani siamo noi stessi, e la nostra capacità di costruircelo da soli.

Anche per quanto riguarda questa pandemia, forse lo strumento principale per uscirne siamo noi, e il nostro senso di responsabilità e di rispetto verso il prossimo.

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Davide Bertellini
Folgorato fin dai primi anni dell'adolescenza da un'inarrestabile e sempre crescente "passione gourmet" a 21 anni aveva già fatto due volte il giro del mondo. Oggi, imprenditore nel campo della moda e del lifestyle, ha sostituito alla palestra il ristorante e, in qualità di jetsetter, frequenta i più importanti party e charity events nel mondo. Poliglotta, con la scusa di girare il mondo per il suo lavoro nel campo della moda frequenta i più bei ristoranti alla ricerca di quello migliore, che purtroppo non ha ancora trovato. Founding member Gustavia Yacht Club di St. Barth, è anche top reviewer italiano della guida americana Opinionated About Dining, scrive su Identità Golose per Paolo Marchi e su Passione Gourmet, al quale è affiliato a capo della direzione marketing. Sogno nel cassetto? Un tour mondiale dei ristoranti “3 stelle” della Guida Michelin con fotografo, ghostwriter e jet privato.

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