Il senso del dovere

Contrammiraglio Massimiliano Rossi

Raggruppamento Subacquei e Incursori della Marina Militare

È bastato un sigaro a ripagare tutte le fatiche. Un sigaro fumato insieme a uno dei nostri connazionali appena liberati, durante il viaggio di rientro in Italia.

Forse si riferisce al sequestro da parte dei pirati somali del rimorchiatore Buccaneer nel 2009. Nessun blitz quella volta, ma una lunga e paziente attività di ricognizione tattica intorno alla nave: erano gli occhi e le orecchie invisibili che monitoravano una prigionia durata quasi quattro mesi. Ma potrebbe trattarsi della petroliera Savina Caylyn, che nel 2011 rimase nelle mani dei sequestratori per quasi dieci: stesse insidiose acque, tra il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, diventate tristemente famose negli ultimi anni.

Non fa nomi e non rivela dettagli il Contrammiraglio Massimiliano Rossi, il riserbo e il non farsi vanto sono da sempre una prerogativa degli Incursori della Marina Militare italiana.

Silenziosi, discreti, invisibili: nascosti sotto il mephisto, che ne tutela l’identità, arrivano dal mare e nel mare ripartono. Ma sono a loro agio anche tra le montagne dell’Afghanistan, le colline del Rwanda o dell’ex Jugoslavia: ovunque ci sia bisogno dei migliori.
Rossi, dal 2019, comanda il Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, il Comsubin, con sede nel Forte del Varignano tra La Spezia e Portovenere, che riunisce le due specialità: GOI, Gruppo Operativo Incursori e GOS, Gruppo Operativo Subacquei, più noti come Palombari.
Ammiraglio, come si insegna il senso del dovere? «Con le regole e la disciplina, ma anche con piccoli dettagli quotidiani, come la divisa in ordine e la cura personale. E con l’esempio, uno strumento fondamentale per un comandante».

Il suo non è un mestiere, ma una “missione”: «il telefono di servizio non lo spengo da anni e questo a scapito delle famiglie che devono condividere i nostri sacrifici».

Operatività h24, 7 giorni su 7

In caserma c’è sempre un’unità di pronto intervento di circa 30-40 uomini. Un’altra è in reperibilità. In caso di emergenza, si è pronti a partire in pochi minuti per missioni che possono durare giorni o settimane; giusto il tempo di raggiungere l’armeria e selezionare l’attrezzatura pochi istanti prima di far decollare gli elicotteri.
La “carriera” inizia con un corso durissimo della durata di undici mesi, riservato a ufficiali, sottufficiali e marinai in servizio attivo o volontari in ferma breve che non abbiano compiuto 29 anni.

In media, solo il dieci per cento termina con successo: «Negli ultimi due siamo riusciti a brevettare una decina di operatori ogni anno, ma avremmo bisogno di più personale per riuscire a far fronte a tutti gli impegni. In questo modo arriviamo a mala pena a coprire i pensionamenti».

D’altronde, di allargare le maglie per l’ingresso nei corpi speciali, come proposto da qualche alto Ufficiale a Roma, per il Contrammiraglio Rossi non se ne parla: «L’asticella deve rimanere ad altissimo livello, ne va della sicurezza del nostro personale e delle missioni stesse».

Diversamente, non potrebbero dirsi eredi di quella Xª Flottiglia Mas e di quella tradizione d’eccellenza nella subacquea che ha fatto scuola nel mondo: dai Navy Seal americani ai reparti d’élite israeliani, sono in tanti ad aver attinto alle nostre competenze.

Gli arditi italiani hanno compiuto imprese entrate nella leggenda, come quella di Alessandria d’Egitto, nel dicembre del 1941: rilasciati dal sommergibile Scirè, comandato da Junio Valerio Borghese, a bordo dei siluri a lenta lunga corsa (i famosi “maiali”, alcuni esemplari conservati tutt’ora nel museo storico del Varignano), con autorespiratori a ossigeno a circuito chiuso, gli operatori superarono le reti protettive del porto inglese, arrivando a piazzare gli esplosivi sotto le chiglie delle navi nemiche.
«Vi avverto», disse dopo la cattura l’allora Tenente di Vascello Luigi Durand de la Penne al comandante della corazzata Valiant, «la vostra nave sta per saltare in aria, mettete in salvo gli uomini». Nemici, ma gentiluomini. Medaglie d’oro al valor militare.

Sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio, hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse

Winston Churchill, commentando l’impresa
Gli Incursori imparano a maneggiare esplosivi, ma anche qualunque tipo di arma, convenzionale e non; a combattere in acqua e corpo a corpo, ad arrampicarsi su una parete rocciosa dopo essere stati paracadutati da 10mila metri in mare aperto a qualche chilometro dalla costa, a usare sofisticati mezzi di comunicazione, a infiltrarsi in zona nemica per azioni di intelligence, contro-terrorismo, guerriglia o per liberare ostaggi.

L’attraversamento del Golfo di La Spezia, di notte, semplicemente pinneggiando, diventa una passeggiata per mantenersi in forma.

Poche ore di sonno, prove massacranti, tante materie da studiare (come aerofotografia, fotointerpretazione, chimica degli esplosivi) e la continua pressione degli istruttori fanno crollare anche i più decisi.
Immersioni notturne, buio, freddo (l’acqua arriva fino a 10 gradi), fatica e perdita dell’orientamento possono decidere la sorte degli allievi: si arriva a passare anche dieci ore in mare, al rientro dall’esercitazione, prima si sentono i denti battere, poi si vedono arrivare gli uomini.

Occorrono equilibrio, autocontrollo e capacità di stare insieme agli altri: Subacquei e Incursori amano definirsi “individualisti che lavorano bene in squadra”.

Prima di arrivare al vertice del Comsubin, Massimiliano Rossi in 37 anni di carriera ha seguito un addestramento ai più alti livelli: corso palombari, paracadutismo di alta quota, intervento sugli ordigni esplosivi convenzionali e non convenzionali, pilota di mezzi speciali subacquei, un anno a Little Creek in Virginia insieme al Seal Team 8.
Ha comandato la nave Ponza e preso parte alla creazione del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali di cui è stato Capo di Stato Maggiore e vice Comandante.

Nel periodo in cui ti assegnano un’unità navale senti tutto il peso della responsabilità e delle decisioni in solitudine; tra gli incursori invece c’è molta più condivisione nelle scelte.

Vero, ma scavando un po’ più a fondo nella sua coscienza, confessa che il prezzo della responsabilità della vita e della sicurezza dei propri uomini lo paga con tante ore di mancato sonno.
Gli Incursori del Varignano erano pronti al blitz per liberare gli ostaggi sull’Achille Lauro, sono stati mobilitati durante il rapimento di Aldo Moro con il famoso Team Torre ed erano presenti durante la crisi a Timor Est.

Hanno evacuato italiani da tanti luoghi caldi: Libia, Etiopia, Costa d’Avorio solo per citarne alcuni.

Anche dal Rwanda durante il genocidio del 1994 («I nostri operatori mandati a prelevare due francescani che si rifiutavano di lasciare le loro missioni, tornarono particolarmente toccati dalle pile di cadaveri sparse ovunque») e negli anni più recenti hanno partecipato alle missioni nell’ex Jugoslavia, in Iraq e Afghanistan.
Il Contrammiraglio Rossi ha preso parte a molte di queste operazioni, ma l’Afghanistan, dove è stato più di un anno come Capo dell’Ufficio Piani del Comando NATO per le Operazioni Speciali e per organizzare la famosa Task Force 45, è sicuramente una delle esperienze più importanti.
Conferma che noi italiani siamo più inclini di altre forze armate a entrare in sintonia con le popolazioni locali?
«Le racconto un piccolo aneddoto personale: ci stavamo spostando da Kabul a Bagram, strada molto pericolosa dove la minaccia di ordigni esplosivi era costante. Una motocicletta ci taglia la strada, non riusciamo a frenare e la travolgiamo. L’autista inglese stava proseguendo come se nulla fosse, mentre io l’ho fatto fermare per accertare le condizioni del motociclista che, per fortuna, non si era fatto nulla. Gli abbiamo dato dei soldi per aiutarlo a ricomprarsi il mezzo. Noi italiani siamo più portati a pensare alle persone».

Come ha fatto il Tenente di Vascello Gianluca Degani, 25 anni, Ufficiale medico degli Incursori appartenente alla Task Force 44: nel 2019 in Iraq, con grave rischio personale, ha salvato le vite di alcuni colleghi italiani e curdi che insieme a lui erano stati colpiti da una bomba. Medaglia d’argento al valor di Marina. 

Gabriele D’Annunzio consegnò alla storia l’acronimo MAS (in origine “motobarca armata silurante”), trasformandolo in Memento Audere Semper! (Ricorda di osare sempre!). “Osare l’inosabile”, scrisse in un carteggio del 1918.

Quello che gli Incursori continuano a fare oggi. Senza dimenticare di essere uomini.

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Carlo Bocchialini
Giornalista con un breve passato da avvocato, per le riviste del gruppo Rizzoli – Corriere della Sera, ha realizzato servizi e reportage in Italia e nel mondo per poi approdare a Parigi come corrispondente durante la presidenza Sarkozy. Ha collaborato anche con vari periodici e quotidiani nazionali. È stato professore a contratto di “Linguaggio del giornalismo” all’Università di Parma e si è diplomato in Terrorismo Internazionale all’Università di St. Andrews in Scozia. Appassionato di arti marziali da più di trent’anni, insegna Krav Maga, disciplina israeliana di difesa personale, di cui è cintura nera 2° dan e istruttore federale. Studiando la materia ha creato il metodo “Metis Krav Maga”, che coniuga difesa “fisica” con prevenzione, strategia e gestione dello scontro. Sulla materia ha pubblicato “Imita la tigre – Manuale di difesa personale per uomini che vogliono difendere le donne (e per donne che intendono farlo da sole)”, in vendita su Amazon. (La foto è merito di Gio’ Rossi.)

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1 Commento

  1. non ci sono parole, solo ammirazione e profondo rispetto….

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