Delicatessen

Cognac

La casa in collina era piccola ma confortevole e si sviluppava su due livelli: al piano terra un ingresso e una cucina ospitale, al primo piano le camere da letto. Davanti il giardino fiorito si affacciava sulla valle. La vista che si apriva non era ostacolata né da case, né da strade. Al frinire dei grilli delle notti estive succedeva il silenzio ovattato di quelle invernali.

Prima di andare a letto una sera in cucina indugiai davanti al camino, assaporando un ballon di Cognac: odoravo, centellinavo, cercavo di cogliere ogni sfumatura e mi piaceva osservare i riflessi ambrati.

Attraverso il distillato, come fosse una lente, guardavo la legna ardere: avvicinandolo agli occhi, l’illusione ottica mi mostrava il calice inglobare, fagocitare, imprigionare le fiamme.

Queste, nel loro dibattersi per svincolarsi e fuggire dall’involucro di cristallo, si allargavano e si assottigliavano per poi nuovamente allargarsi, in un movimento che scandiva il respiro del camino. 

Colore, profumo, sapore mi portarono a un Cognac più remoto.

Allora a Milano non sempre si trovavano alcuni ingredienti asiatici, per me irrinunciabili, tanto che ogni 3-4 mesi andavo a far spesa a Parigi, mercato più fornito.
In questi brevi viaggi non perdevo neppure un giorno lavorativo: venerdì sera un treno partiva verso le 11.00 dalla Stazione Centrale di Milano e arrivava alla Gare de Lyon la mattina successiva, quindi domenica sera un altro treno mi riportava a Milano il lunedì mattina giusto prima dell’apertura degli uffici.

Quando finivano le mie scorte esotiche e si avvicinava il momento di far spesa, aspettavo un’occasione, come dire, aggiuntiva, per rendere più proficuo il viaggio. Un’occasione la fornì Martine.

Mi telefonò per avvisarmi che era a Parigi e accennò a una mostra di De Chirico al Beaubourg.
Martine, parigina, lavorava presso gli uffici delle Nazioni Unite a Ginevra, salvo qualche breve periodo di attività al palazzo dell’Unesco a Parigi, e nella capitale francese abitava un grazioso appartamentino in Barbès – Rochechouart. Fui felice di visitare con lei la mostra, poi, una volta usciti dal centro d’arte, mentre cercavamo di fornirci chiavi interpretative dei quadri che ci avevano maggiormente emozionato, ci trovammo in Place des Vosges.
Alcuni bambini si rincorrevano nel piccolo parco della piazza, la più vetusta della città, mentre sotto il porticato due giovani donne accordavano un violoncello.
Entrammo in un Café, scendendo in un elegante e luminoso seminterrato. Mentre parlavo con Martine, avvertii al mio fianco una presenza femminile. E Martine, senza distogliere lo sguardo, le ordinò due Cognac Hennessy XO, un assemblaggio di decine di acquaviti, mi spiegò, lungamente invecchiate in botti di rovere.

Ballon alla mano, stavamo accennando a un brindisi quando, come un tenue vento primaverile, un canto di donna accompagnato dal suono diafano di un violoncello si diffuse nel locale, e il silenzio lasciò spazio a un susseguirsi, intrecciarsi, intessersi di note vocali e musicali.

Le dita agili e affusolate di Martine danzavano lungo il profilo del suo calice e io pensai per un momento che dovessero essere uguali a quelle della violoncellista che percorrevano la tastiera del suo strumento. E, senza parlare, ascoltammo canto e musica sorseggiando i nostri distillati intensamente ambrati. Poi Martine, guardandomi, si ravviò con una mano i lisci capelli corvini scuotendo leggermente la testa per farli ondeggiare e mi lanciò un sorriso, labbra carnose, rosse, lucide di rossetto.

Quando capì che aveva catturato la mia attenzione, donna pirata, vibrò il suo affondo, e fu un quasi impercettibile morso al labbro inferiore 

Nella casa in collina il fuoco del camino si stava spegnendo, come il ricordo di Martine nel suo appartamento di Barbès – Rochechouart.

Però mi piaceva assaporare lo stesso Cognac di Place des Vosges, nuance di frutta candita, mentre ascoltavo il crepitio della brace, unico rumore in quella notte invernale.

Ma all’improvviso avvertii un rumore provenire dalla camera da letto, un lieve quanto breve tossire di donna. Spensi la sigaretta e raggiunsi mia moglie. 
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Fabiano Guatteri
Di poche parole, scrittore e giornalista, direttore editoriale della testata Good-Mood (www.good-mood.it), collaboro con la Guida I Ristoranti d’Italia de l’Espresso. Ho insegnato Gastronomia Sperimentale presso il Dipartimento di Chimica Farmaceutica dell’Università di Pavia. C’è dell’altro, ma basta così.

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